JOHN GLENN: RITORNO NELLO SPAZIO
John Glenn è l'uomo che nel lontano 1962 aprì agli Americani le vie dello spazio, appena 10 mesi dopo lo storico volo del sovietico Jury Gagarin. Nell'ottobre del 1998, a 77 anni di età, John Glenn, il primo astronauta statunitense a entrare in orbita attorno alla Terra, è tornato nello spazio a bordo dello Space Shuttle Discovery. Il volo dell'arzillo senatore americano, tornato sulla Terra in magnifiche condizioni, ha consentito la realizzazione di preziose esperienze sui problemi dell'invecchiamento e ha risvegliato non solo negli americani l’interesse, sopito da alcuni anni, per i voli spaziali e gli esperimenti ad essi connessi.
John Glenn era stato uno dei magnifici sette uomini con i quali l'America aveva risposto ai primi voli spaziali sovietici con uomini a bordo. La preparazione dei voli spaziali umani degli Americani era cominciata nel 1958, ma la prima capsula Mercury, un veicolo a tronco di cono, alto due metri e mezzo e con un diametro di base di poco meno di due metri, fu lanciata solo il 5 maggio 1961. A bordo della capsula vi era Alan Shepard, l'uomo che, per un certo verso, può essere considerato il primo astronauta americano. Shepard, però, a differenza di Glenn non fece alcun giro attorno alla Terra. Morto pochi mesi prima di quest’ultima storica impresa di Glenn, Shepard compì un semplice lancio balistico (un volo suborbitale) nel corso del quale la capsula Mercury in cui era stato sistemato fu trasportata fuori dall'atmosfera da un razzo Redstone. La capsula, al culmine della sua parabola raggiunse l'altezza di 187 chilometri, poi, 15 minuti e 22 secondi dopo la partenza, ricadde in mare a 486 km dal punto di partenza, la rampa di lancio di Cape Canaveral. Anche Virgil Grissom, che lo seguì con la seconda capsula Mercury il 21 luglio dello stesso anno, raggiunse un'altezza di 190 km e il suo volo suborbitale si concluse dopo 15 minuti al largo di Cape Canaveral. Grissom se la vide anche brutta, perché il portello di uscita saltò prima del previsto, la capsula cominciò a imbarcare acqua e l'astronauta fu tirato fuori appena prima che il suo contenitore affondasse in mare.
Il volo della terza capsula Mercury con un uomo (John Glenn, appunto) a bordo fu finalmente un volo orbitale: non si trattò di un semplice piede messo fuori dall'atmosfera, ma di un vero e proprio volo attorno alla Terra, nello spazio esterno, un volo che durò per ben tre orbite.
Il 20 febbraio 1962, a 10 mesi di distanza dallo storico volo di Gagarin, dalla rampa di lancio di Cape Canaveral, a bordo della Mercury "Friendship 7" spinta dai potenti motori di un razzo Atlas, partì colui che può considerarsi il primo vero astronauta americano, l'allora quarantunenne John Glenn, classe 1921. La Mercury con Glenn a bordo effettuò tre giri attorno alla Terra a un'altezza variabile tra 160 e 262 chilometri. Lo storico volo durò poco meno di 5 ore (4 ore e 55 minuti) e terminò in mare a 1300 km a sud-est delle Bermuda. L'aveva preceduto, con un'altra capsula Mercury, lo scimpanzé Enos, appositamente addestrato alla bisogna, e tuttavia il volo di Glenn dimostrò che la presenza dell'uomo a bordo delle navicelle era di grande importanza per la riuscita delle imprese spaziali. Durante il volo spaziale di Glenn, non pochi sulla Terra pensarono che non sarebbe tornato vivo. Una lampada rossa che si accese sulla navicella durante la seconda orbita fece infatti pensare al peggio. La lampada segnalava che lo scudo termico, che doveva proteggere l'astronauta durante la discesa, si era staccato dalla sua sede e che quindi la navicella con il suo carico umano sarebbe bruciata durante la discesa per effetto del tremendo attrito con l'atmosfera. Glenn decise però di continuare il volo. Si sarebbe difeso, nel rientro infuocato, con i razzi di rallentamento, che quindi non vennero staccati. Si scoprì poi che, in realtà, lo scudo era restato al suo posto e che la lampada si era accesa solo per un difetto del circuito elettrico. L'unico inconveniente fu che Glenn dovette aprire il paracadute di discesa 2 km prima del previsto, a 8,5 km di altezza sul mare.
Erano tempi eroici.
Alle soglie del terzo millennio, John Glenn, il primo americano in orbita, è tornato nello spazio tra migliaia di polemiche dovute soprattutto alla sua età non verde età di 77 anni. Partito con lo Space Shuttle Discovery, il 30 ottobre 1998, John Glenn è stato sottoposto tutti i giorni a prelievi del sangue e controlli continui della temperatura: a tal fine aveva inghiottito un termometro che aveva lo scopo di trasmettere i dati intracorporei istante per istante. Si è poi sottoposto a test importanti sull’invecchiamento cellulare e soprattutto ha scoperto, con enorme divertimento, la gravità, o meglio quella mancanza di gravità che al suo primo volo non aveva potuto sperimentare viste le dimensioni ridotte dell’abitacolo. Dopo 9 giorni di intenso lavoro nello spazio, il 7 novembre 1998 l'equipaggio della Discovery è ritornato a terra. Mentre John Glenn discendeva dalla navetta, tutti lo hanno visto camminare lentamente, quasi a fatica. "Tutto normale", ha dichiarato l'astronauta, "anche se avvertivo la testa un po' stordita. D'altra parte, sono stati proprio i medici a consigliarmi di camminare lentamente con le gambe leggermente larghe, senza fare bruschi movimenti. E così ho fatto, a scanso di sorprese."
La profonda convinzione dell'attempato astronauta è che il suo volo servirà a capire i problemi dell'invecchiamento, a capirli molto meglio di quanto i medici non siano ancora in grado di fare sulla Terra. E forse risolverli.
(a cura di Massimo Pirastu)
Indirizzi Internet:
http://www.pd.astro.it/STARCHLD
http://www.ksc.nasa.gov/shuttle/missions/sts-95
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