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Da
almeno tre anni è il processo. Archiviati molti
dibattimenti legati alla stagione di Mani pulite,
registrata fra polemiche le sentenze di primo e
secondo grado che hanno assolto il senatore
Andreotti, la cronaca giudiziaria si è
concentrata sull'affaire IRI-Sme con voracità
pari al rilievo politico della vicenda. Non poteva
non essere così. Perché i protagonisti sono
personaggi politici: dagli imputati eccellenti, ai
loro difensori, in molti casi deputati della
Repubblica o con importanti funzioni di governo,
agli stessi magistrati dell'accusa, esponenti di
quel pool della Procura di Milano in prima linea
nella lunga fase di tramonto della Prima
Repubblica e transizione verso nuovi equilibri
politici. E perché la dichiarazione spontanea del
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il 5
maggio 2003, chiama in causa il vicepresidente
della Convenzione europea, Giuliano Amato, e il
presidente della Commissione europea Romano Prodi,
alla vigilia del semestre italiano di presidenza
dell'Ue.
Ricostruire in spazi necessariamente limitati
una vicenda con un così pesante carico emotivo,
di conflittualità politica, e al tempo stesso
terribilmente complessa sul piano tecnico,
squisitamente giuridico, è compito arduo, quasi
presuntuoso. Basti ricordare le decine di migliaia
di pagine accumulate in anni di indagini, le
istanze all'autorità giudiziaria, le innumerevoli
battaglie legali, i due processi IMI-Sir e lodo
Mondadori, unificati e per molti versi paralleli a
quello Sme-Ariosto, giunti a sentenza di primo
grado il 29 aprile 2003..
Fuori dall'aula del tribunale, uno scontro
politico che più di un osservatore ha definito
l'ultima battaglia: centrodestra schierato a
difesa degli imputati Cesare Previti e Silvio
Berlusconi, centrosinistra deciso ad ostacolare
tutte le iniziative del governo in materia di
giustizia, nonché quelle avanzate da esponenti
dell'opposizione ( a cominciare dal Lodo Maccanico
). Iniziative che giudica dettate dalla volontà
di sottrarre gli accusati al giudizio. Fino quasi
allo scontro fisico, dall'aula del tribunale a
quella delle Camere in Parlamento.
Pochi media sembrano nelle condizioni ideali di
obiettività e indipendenza di giudizio: Panorama,
controllato da Silvio Berlusconi, è arrivato a
pianificare l'uscita in edicola del video di un
interrogatorio di Stefania Ariosto, poi bloccata
dall'autorità giudiziaria.
Il maggiore azionista del gruppo
L'Espresso-Repubblica, l'ing. Carlo De Benedetti,
tramite la costituzione in parte civile della Cir
ha chiesto al tribunale di Milano un risarcimento
danni di oltre 1 miliardo di euro.Questo speciale
si propone dunque come contributo, per quanto
possibile equidistante ed imparziale, per il
lettore che voglia addentrarsi in una vicenda
molto complessa e attesa nei prossimi mesi da una
prima sentenza del tribunale di Milano. Destinata
a scatenare nuove tempeste politico-istituzionali.
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