Verso la moneta unica globale e il governo mondiale (II
parte)

La Fenice
Nel 1998 The Economist
pubblicò un articolo intitolato Get Ready for the
Phoenix {State Pronti per la Fenice}, in cui si
scriveva "A trenta anni da adesso, gli americani, i
giapponesi, gli europei e i cittadini di molti altri
paesi ricchi (e di qualcuno relativamente povero)
probabilmente pagheranno la spesa con la stessa valuta.
I prezzi non verranno espressi in dollari, yen o marchi
tedeschi, ma, diciamo, con la fenice. La fenice otterrà
il favore di imprese e rivenditori perché sarà più
pratica delle monete nazionali di oggi, che a quel punto
sembreranno solo una delle bizzarre cause di
sconvolgimento economico del tardo ventesimo
secolo."
L'articolo afferma che "Il crollo
dei mercati [del 1987] ha insegnato [ai governi] che una
finta cooperazione politica è molto peggio di nessuna
cooperazione, e che finché non sarà possibile una vera
cooperazione (cioè finché i governi non saranno
disposti a cedere parte della loro sovranità economica)
ulteriori tentativi di stabilizzare le monete saranno
molto problematici." Sorprendentemente, l'articolo
afferma che "Ci vorranno ancora parecchie tempeste
valutarie {big exchange-rate upset}, un altro po' di
crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o
due, prima che i politici si decidano a considerare
seriamente quell'opzione. Questo prefigura una caotica
sequenza di emergenze seguite da provvedimenti-tampone,
seguiti da ulteriori emergenze, una sequenza che si
proietta molto più in là del 2018 - se non fosse per
un paio di cose. Più il tempo passa, più i danni
provocati dall'instabilità valutaria si accumulano; e
le medesime tendenze che provocano quest'accumulazione
renderanno realizzabile l'utopia dell'unione
monetaria."
Più sotto, l'articolo afferma che
"La zona-fenice imporrà vincoli stretti ai governi
nazionali. Non esisterà più, per dirne una, una
politica monetaria nazionale. La disponibilità mondiale
di fenice verrà stabilita da una nuova banca centrale,
forse una derivazione del FMI. Il tasso di inflazione
mondiale - da cui, entro margini ristretti, deriveranno
i tassi di inflazione nazionali - sarà di sua
competenza. Ogni singola nazione potrà usare le tasse e
la spesa pubblica per compensare temporanee cadute della
domanda, ma per finanziare il loro deficit di bilancio
non potranno stampare moneta, dovranno
indebitarsi." L'autore ammette che "Questo
comporta una grossa perdita di sovranità economica, ma
le tendenze che rendono desiderabile la fenice sono le
stesse che stanno comunque eliminando quella sovranità.
Perfino in un mondo in cui i tassi di cambio fluttuano
accettabilmente, i singoli governi hanno visto
l'indipendenza delle loro azioni messa sotto scacco da
un ambiente esterno ostile."
L'articolo conclude dicendo che
"La fenice probabilmente nascerà come una mistura
di valute diverse, come lo sono oggi i Diritti Speciali
di Prelievo. Col tempo, tuttavia, il suo valore rispetto
le valute nazionali cesserà di avere importanza, perché
la gente la sceglierà per la sua comodità e per la
stabilità del suo potere d'acquisto." E l'ultima
frase afferma: "La data è indicativa, ma tenetela
a mente lo stesso: per il 2018 preparatevi a dare il
benvenuto alla fenice." [34]
Le Raccomandazioni per una Valuta
Globale
Nel 1998 l'IMF Survey
{rivista quattordicinale del FMI} discuteva di un
discorso tenuto da James Tobin, importante economista
americano, nel quale si sosteneva che "Una singola
moneta globale potrebbe offrire una alternativa
fattibile al {sistema del} tasso variabile." Tobin
affermava anche che "esisterebbe ancora un gran
bisogno" di "prestatori di ultima
istanza." [35] {i}
Nel 1999, l'economista Judy Shelton,
rivolgendosi all'US House of Representatives Committee
on Banking and Financial Services {Commissione
parlamentare sui servizi bancari e finanziari}, nella
sua testimonianza affermava che "La continua
espansione del libero commercio, la sempre maggiore
integrazione dei mercati finanziari e l'avvento delle
transazioni elettroniche concorrono tutti ad evocare la
necessità di uno standard monetario internazionale -
una unità di conto globale." E continuava dicendo
che "Le unioni valutarie regionali sembrano essere
il prossimo passo nell'evoluzione verso un qualche tipo
di ordine monetario globale. L'Europa ha già adottato
una moneta unica. L'Asia potrebbe costituirsi in un
blocco monetario regionale che offra protezione dagli
assalti speculativi ai danni delle valute delle nazioni
più deboli. Molti dei paesi dell'America Latina stanno
considerando svariati accordi monetari che li proteggano
dal contagio finanziario e dalle conseguenze economiche
della svalutazione. È importante chiedersi se questo
processo di evoluzione monetaria sarà guidato con
cognizione di causa o se invece verrà semplicemente
affidato agli eventi. Secondo la mia opinione, la leadership
politica può svolgere un ruolo decisivo nella creazione
di un sistema monetario più ordinato e razionale, più
decisivo dell'attuale disordinato approccio alle
relazioni sui tassi di cambio."
Sheldon aggiungeva inoltre che
"Come abbiamo visto in Europa, le fasi di sviluppo
sono (1) si costruisce un mercato comune, e (2) si
adotta una moneta comune. In effetti, finché non si
dispone di una moneta comune, non si ha un mercato
comune davvero efficiente." E concludeva dicendo:
"Idealmente, ogni nazione dovrebbe prendersi il
rischio di convertire la propria valuta, a un tasso
prefissato, in qualche strumento universale di riserva
{come il DSP di cui alla nota (a)}. Questo creerebbe
automaticamente un'unione monetaria globale basata
sull'uso di una comune unità di conto. Un percorso
alternativo verso un ordine monetario stabile passa per
la creazione di una moneta comune agganciata a uno
strumento finanziario di valore intrinseco. Se da una
parte l'attuale spinta verso la dollarizzazione va
incoraggiata, specialmente riguardo a Messico e Canada,
in ultima analisi la stabilità dell'ordine monetario
mondiale non dovrebbe essere affidata a una singola
nazione." [36] {j}
Paul Volcker, ex governatore del
Federal reserve Board, dichiarò nel 2000 che "Se
stiamo andando verso un'economia veramente globale, una
valuta mondiale comune ha perfettamente senso." In
un discorso pronunciato da un membro del Consiglio
Direttivo della Banca Centrale Europea, si disse che
Paul Volcker "potrebbe aver ragione, e un giorno
potremo vedere un'unica moneta mondiale. Forse
l'integrazione europea, al modo di altre integrazioni
regionali, può essere vista come un passo verso la
situazione ideale di un mondo pienamente integrato. Se e
quando questo mondo potrà vedere la luce, è
impossibile dirlo. Tuttavia, quello che posso dire è
che questa visione sembra a molti di noi impossibile,
nello stesso modo in cui un'unione monetaria europea
sembrava impossibile 50 anni fa, quando il processo di
integrazione europeo era agli inizi." [37]
^Nel 2000 il FMI indisse una
conferenza internazionale e pubblicò un breve rapporto
intitolato One World, One Currency: Destination or
Delusion? {Un Solo Mondo, una Sola Moneta: Punto
d'Arrivo o Illusione?}, in cui si affermava che
"Mentre cresce la consapevolezza che il mondo si
stia gradualmente suddividendo in pochi blocchi valutari
regionali, la prosecuzione logica di queste tendenze
emerge come possibilità teorica: una valuta mondiale
unica. Se ci sono tanti paesi che vedono i vantaggi
dell'integrazione monetaria, non verrebbero
massimizzati, questi vantaggi, da una moneta
mondiale?"
Il documento proseguiva: "Il
blocco del dollaro, sostenuto dalla forza dell'economia
statunitense, si è ulteriormente allargato, grazie alla
dollarizzazione e agli accordi di libero scambio. Il
blocco dell'euro rappresenta un'unione economica che
dovrebbe diventare una piena unione politica in grado di
espandersi verso il Centro e l'Est Europa. Un blocco
dello yen potrebbe emergere attraverso le attuali
proposte di cooperazione monetaria asiatica. In America
Latina, un'unione monetaria potrebbe formarsi tra i
membri del Mercosur, e intorno al rand sudafricano si è
già una zona monetaria estesa geograficamente, mentre
la fusione tra il dollaro australiano e quello
neozelandese è in Oceania argomento di discussione da
sempre."
Il sunto iniziale dice che "Gli
stessi aspetti di efficienza commerciale, di economia di
scala, e i fattori pratici che spingono le valute
regionali a unirsi, esistono presumibilmente anche al
livello successivo - quello globale." E più giù:
"Le economie più piccole e vulnerabili del mondo -
quelle che la comunità internazionale sta cercando di
aiutare in ogni modo - sarebbero le prime a guadagnarci
dalla stabilità e sicurezza che deriverebbero da una
moneta unica mondiale." [38] Ricordiamoci che
questo documento è stato prodotto dal FMI, per cui le
raccomandazioni su quello che potrebbe
"aiutare" i paesi piccoli e vulnerabili
dovrebbero essere prese cum grano salis,
meglio, cum bidone salis. {k}
L'economista Robert A. Mundell da
lungo tempo parla a favore di una moneta globale. Sul
suo sito afferma che la creazione di una valuta globale
è "un progetto che restituirebbe la coerenza
necessaria al sistema monetario internazionale,
doterebbe il FMI di una funzione che lo aiuterebbe a
promuovere la stabilità, e sarebbe un catalizzatore di
armonia internazionale." Egli dice che "I
vantaggi di una valuta globale sarebbero enormi. In
tutto il mondo le tariffe verrebbero espresse con la
stessa unità di conto, e sarebbero gli stessi in ogni
parte del mondo, nella misura in cui si permettesse alla
legge del prezzo unico di funzionare {l}. Senza tariffe
e controlli, gli scambi tra paesi sarebbero facili come
quelli tra i singoli stati degli USA." [39]
Appelli rinnovati per una moneta
globale
Il 16 marzo 2009 la Russia ha suggerito
che "Il summit di aprile del G20 a Londra dovrebbe
cominciare istituendo un sistema di gestione della
globalizzazione, e considerare la possibilità di creare
una valuta di riserva sovranazionale, o una 'valuta di
super-riserva'." La Russia ha invitato alla
"creazione di una valuta di riserva sovranazionale
che sia emessa da istituzioni finanziarie
internazionali," e che sembra opportuno
riconsiderare il ruolo del FMI in tale processo, e
delineare possibilità e necessità di prendere misure
atte a far sì che i Diritti Speciali di Prelievo
divengano una valuta di super-riserva riconosciuta dalla
comunità mondiale." [40]
Il 23 marzo 2009 veniamo a sapere che
la banca centrale cinese "ha proposto di
rimpiazzare il dollaro statunitense, come valuta
internazionale di riserva, con un nuovo sistema globale
sotto il controllo del Fondo Monetario
Internazionale." L'obbiettivo finale sarebbe la
valuta di riserva internazionale che "sarebbe
svincolata dalle singole nazioni, e potrebbe rimanere
stabile nel lungo periodo, eliminando in tal modo i
difetti intrinseci dati dall'uso delle monete-credito
{m} nazionali."
Il maggior economista, per quel che
riguarda la Cina, del gruppo bancario HSBC ha dichiarato
che "Si tratta di un chiaro segno che la Cina, in
quanto maggior detentrice di titoli in dollari
statunitensi, è preoccupata del potenziale rischio
d'inflazione derivato dalla stampa di denaro da parte
della US Federal Reserve." Il governatore della
Banca Popolare Cinese, la banca centrale, "Ha
suggerito di ampliare il ruolo dei Diritti Speciali di
Prelievo, che vennero introdotti dal FMI nel 1969 per
sostenere il regime di tassi di cambio fissi di Bretton
Woods, ma diventarono meno rilevanti dopo che quel
regime venne meno negli anni 70." Attualmente
"il valore dei DSP si basa su un paniere di quattro
valute - dollaro statunitense, yen, euro e sterlina - e
vengono usati abbondantemente come unità di conto, sia
dal FMI sia da altre organizzazioni
internazionali."
Tuttavia, "Secondo la proposta
cinese il paniere che fa da base per la quotazione dei
DSP dovrebbe essere allargato a tutte le economie più
importanti, e si dovrebbe istituire un sistema di
aggiustamento tra i DSP e le altre valute, così che i
primi possano essere utilizzati negli scambi
internazionali e nelle transazioni finanziarie."
[41]
Il 25 marzo Timothy Geithner,
Segretario al Tesoro ed ex Presidente della New York
Federal Reserve, ha parlato al Council on Foreign
Relations, e a chi gli domandava un parere sulla
proposta cinese di istituire una valuta di riserva
globale, Geithner ha risposto: "Non ho letto la
proposta del governatore. È un rappresentante di banca
centrale notevole, importante, molto ponderato e
attento. In genere lo trovo assennato in ogni questione.
Ma da quel che ho capito della sua proposta, si tratta
di aumentare l'utilizzo dei DSP da parte del FMI. Un
suggerimento che ci trova attualmente molto disponibili.
Ma si dovrebbe concepire la cosa come l'accrescimento
evolutivo dell'attuale architettura finanziaria,
piuttosto che un passo verso un'unione monetaria globale
[corsivo mio]." [42]
A fine marzo leggiamo che "Un
comitato di economisti delle Nazioni Unite ha proposto
una nuova moneta di riserva globale che dovrebbe
sostituire il sistema a base dollaro utilizzato per
decenni dalle banche centrali," e che "una
valuta di riserva dall'amministrazione indipendente
potrebbe operare senza i conflitti creati dal dollaro
statunitense e mantenere stabili i prezzi." [43]
Un articolo recente dell'Economic
Times afferma che "Il mondo non è ancora
pronto per una valuta di riserva internazionale, ma è
pronto a dare inizio al processo di passaggio a una tale
valuta. Altrimenti, resterebbe troppo vulnerabile
rispetto alla nazione egemonica," sarebbe a dire
gli Stati Uniti. [44] Un altro articolo dell'Economic
Times comincia dicendo che "Il mondo ha
certamente bisogno di una moneta internazionale."
Più giù si dice che "Data la refrattarietà ad
accettare dollari e la mancanza di alternative, il
sistema internazionale di pagamenti potrebbe conoscere
un blocco che le autorità monetarie non potrebbero
controllare, conducendo l'economia mondiale verso una
Grande Depressione," e che per evitare una simile
calamità, la comunità internazionale dovrebbe
immediatamente ripescare l'idea del Substitution Account
proposto nel 1971 {n}, mediante il quale le istituzioni
in possesso di dollari possono depositare la valuta
indesiderata in un conto speciale del FMI, avendo il
valore del deposito ridenominato in una valuta
internazionale, quali i DSP del FMI." [45]
Immersi nei timori di una caduta del
dollaro dovuta ai discorsi sulla nuova moneta globale,
veniamo informati che "Il ruolo del dollaro come
moneta di riserva non sarà messo in pericolo da una
moltiplicazione per nove dell'unità di conto del Fondo
Monetario Internazionale, secondo {le banche} UBS AG,
ING Groep NV e Citigroup Inc." Sono opinioni
raccolte al recente summit del G20, durante il quale
"Il gruppo dei venti leader ha dato ieri
l'approvazione alla riscossione, da parte del FMI, di
250 miliardi di dollari, mediante l'emissione di Diritti
Speciali di Prelievo, o DSP, la valuta artificiale che
il FMI utilizza per regolare le transazioni tra i suoi
stati membri. Il gruppo ha anche concordato di immettere
altri 500 miliardi di dollari nel salvadanaio {o} del
FMI." [46] In altre parole, le grandi istituzioni
finanziarie globali sono venute retoricamente in
soccorso del dollaro, in modo da non far precipitare una
crisi già in corso {p}, così che possano continuare a
costruire con calma una nuova valuta globale.
La creazione di una Banca
Centrale Mondiale
Nel 1998 Jeffrey Garten scrisse un
articolo per il New York Times in favore di una
"Fed globale". Garten è stato preside della
Yale School of Management, Sottosegretario al Commercio
per gli Scambi Internazionali {Undersecretary of
Commerce for International Trade} sotto Clinton, in
precedenza aveva servito nell'amministrazione Nixon nel
Council on International Economic Policy della Casa
Bianca, e aveva fatto parte del gruppo di pianificazione
dell'azione politica dei Segretari di Stato Henry
Kissinger e Cyrus Vance sotto Carter e Ford, è stato
Direttore Generale {managing director} alla Lehman
Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations
{q}. Nel suo articolo del 1998 affermava che "nel
corso del tempo gli Stati Uniti hanno fondato
imprescindibili istituzioni centrali - la Securities and
Exchange Commission (1933), la Federal Deposit Insurance
Corporation (1934) e, la più importante di tutte, la
Federal Reserve (1913). Facendo così, l'America divenne
un'economia nazionale gestita. Queste organizzazioni
vennero create per far sì che il capitalismo funzioni,
per prevenire i cicli affaristici distruttivi e moderare
la cruda, invisibile mano di Adam Smith."
Egli poi postula che "Una banca
centrale indipendente, responsabile del mantenimento
della stabilità finanziaria mondiale, è l'unica via
d'uscita. Nessun altro può fare quel che è necessario:
iniettare maggiore liquidità nel sistema per stimolare
la crescita, ridurre i debiti stratosferici dei mercati
emergenti, e supervisionare le operazioni di istituzioni
finanziarie traballanti. Una banca centrale globale
potrebbe fornire un incremento di liquidità nel momento
in cui stesse perdendo rapidamente vigore." Inoltre
"Una tale banca rivestirebbe un ruolo di
supervisione per banche ed altre istituzioni finanziarie
ovunque nel mondo, fornendo qualche standard uniforme
per un'oculata attività creditizia in posti come Cina e
Messico. [Comunque, l]a regolamentazione non deve per
forza essere inflessibile." Garter continua:
"Ci sono due modi di finanziare una banca centrale
globale. Potrebbe avere linee di credito in tutte le
banche centrali, prelevando in tempi difficili e
depositando quando i mercati salgono. In alternativa -
cosa, bisogna ammettere, molto difficile da realizzare -
il finanziamento potrebbe venire da una piccolissima
tariffa applicata su ogni scambio commerciale, riscossa
all'atto dell'importazione, o da una tassa su alcune
transazioni finanziarie globali."
È interessante che Garten affermi che
"L'unica cosa che sarebbe inaccettabile, riguardo
questa banca, sarebbe la dipendenza da corpi legislativi
dalla visione a breve termine." In sostanza, non
dovrebbe rendere conto ai popoli del mondo. Perciò
Garten si pone la domanda: " A chi dovrebbe rendere
conto una banca centrale mondiale? Sarebbe troppo
potente per essere gestita solo da tecnocrati, per
quanto i migliori tra loro dovranno comunque
amministrarla. Una possibilità consiste nel collegare
la nuova banca a un Gruppo dei Sette più allargato -
magari un G-15 [o, nel contesto odierno, un G20] che
includerebbe il G-7 e una rotazione di membri come
Messico, Brasile, Sud Africa, Polonia, India, Cina e
Corea del Sud." Poi aggiunge che "Ci dovrebbe
essere una stretta collaborazione" tra la banca
globale e la Fed, e che "La banca globale non
opererebbe all'interno degli Stati Uniti, e non sarebbe
in grado di scavalcare le decisioni della nostra banca
centrale. Ma potrebbe fornire l'ingrediente
internazionale mancante - il finanziamento d'emergenza
per mercati emergenti in crisi di liquidità. Non
avrebbe influenza sui mutui ipotecari americani, ma
potrebbe favorire la profittabilità delle compagnie
multinazionali americane, creando un ambiente globale più
sano per i loro affari." [47]
Nel settembre del 2008 Jeffrey Garten
scrisse un articolo per il Financial Times, in
cui affermava che "Anche se la massiccia operazione
di salvataggio finanziario in corso negli USA avesse
successo, dovrebbe comunque essere seguita da qualcosa
di portata ancora più vasta - l'istituzione di un'Authority
Monetaria Globale che controlli mercati che ormai non
hanno più confini." Garten sottolinea la
"necessità di una nuova Authority Monetaria
Globale. Regolerebbe i mercati di capitale in un modo
che non susciterebbe un'opposizione viscerale a una
funzione di controllo pubblico capace di interventi
regolati, e restituirebbe alla formazione di capitali la
finalità di crescita e sviluppo economico, invece dello
scambio fine a se stesso."
Più giù dice che questa "GMA
fungerebbe da assicuratrice o scontataria {r} per alcune
delle obbligazioni in possesso delle banche centrali.
Verificherebbe le attività di controllo delle varie
authority nazionali con molta più efficacia del FMI, e
supervisionerebbe alla messa in opera di un numero
limitato di normative globali. Vigilerebbe sui rischi a
livello globale e sarebbe un sistema di primo allarme
con molto più peso, nell'effetto di diramazione
dell'allarme, di quanto ne possa avere la Banca dei
Regolamenti Internazionali {b}." Inoltre "Le
compagnie finanziarie più grandi dovranno registrarsi
presso la GMA, e quindi sottoporsi ai suoi controlli, o
altrimenti finire sul libro nero. Parliamo di compagnie
commerciali e banche, ma anche di fondi sovrani, fondi
speculativi particolarmente grandi e fondi di private
equity {s}." Viene raccomandato che il suo
consiglio di amministrazione "includa i banchieri
centrali non solo di Stati Uniti, Regno Unito, dell'eurozona
e del Giappone, ma anche di Cina, Arabia saudita e
Brasile. Sarebbe finanziata da contributi obbligatori da
parte di ogni paese idoneo, e da premi di tipo
assicurativo provenienti da compagnie finanziarie
globali - quotati pubblicamente, posseduti in egual
misura da governo e privati." [48]
Nell'ottobre del 2008 viene riportato
che l'amministratore delegato della Morgan Stanley, John
Mack, aveva affermato che "potrebbe volerci una
coordinazione internazionale prolungata nel tempo per
sbloccare i mercati del credito e risolvere la crisi
finanziaria, forse perfino l'istituzione di un nuovo
organismo globale che supervisioni il processo."
[49]
Alla fine dell'ottobre del 2008,
Jeffrey Garten scrisse un articolo per Newsweek,
in cui diceva che "i leader politici dovrebbero
cominciare a stendere le basi per la formazione di una
banca centrale globale." Spiegava inoltre che
"C'è stato un tempo in cui era la U.S. Federal
Reserve a svolgere questo ruolo [di autorità di governo
finanziario del mondo], essendo la maggiore istituzione
finanziaria della maggiore economia mondiale, che
controllava l'unica valuta a diffusione globale. Ma con
la crescita dei mercati di capitale l'avvento di monete
come l'euro e l'emersione di potenti protagonisti come
la Cina, il trasloco di ricchezza verso Asia e Golfo
Persico e, naturalmente, dati i profondi problemi della
stessa economia americana, la Fed non ha più la capacità
di stare da sola al comando."
Garten illustra i criteri e le
funzioni di una banca centrale mondiale dicendo che
"potrebbe essere il principale controllore delle
grandi istituzioni finanziarie globali, tipo la
Citigroup o la Deutsche Bank, le cui attività
oltrepassano le frontiere," come anche
"operare da tribunale fallimentare quando le grandi
banche globali che operano in svariati paesi devono
essere ristrutturate. Potrebbe supervisionare non solo
le grandi banche commerciali, tipo la Mitsubishi UFJ, ma
anche il sistema finanziario 'alternativo' che si è
sviluppato in anni recenti, consistente in fondi
speculativi, gruppi di private equity e fondi
sovrani - ciascuno dei quali oggi è sostanzialmente
privo di controlli." In più "potrebbe
influenzare i principali tassi di cambio, e potrebbe
presiedere a un nuovo summit monetario che riallinei
dollaro e yuan, ad esempio, dato che uno dei suoi scopi
principali sarebbe quello di affrontare il grande
squilibrio finanziario che pende come una spada di
Damocle sull'economia mondiale."
Garter postula ulteriormente che
"Una banca centrale globale non eliminerebbe la
necessità della Federal Reserve o di altre banche
centrali nazionali, che continuerebbero ad avere la
prima responsabilità per solide politiche di controllo
e per la stabilità monetaria dei loro rispettivi paesi.
Ma avrebbe una grande influenza su di esse, quando si
trattasse di adeguarsi a politiche coerenti con la
crescita globale e la stabilità finanziaria. Ad
esempio, opererebbe insieme ad alcuni paesi chiave per
meglio coordinare i piani nazionali di stimolo
finanziario quando il mondo conoscesse una recessione
(come succede adesso), cosicché l'effetto cumulativo
delle varie iniziative nazionali non sia talmente
sproporzionato da gettare i semi di una crisi inflattiva
globale. Si tratta di un grave pericolo, nel momento in
cui ovunque la spesa pubblica sta andando a mille."
[50]
Nel gennaio del 2009 leggiamo che
"una soluzione lampante per evitare che i problemi
si ripropongano darebbe la fondazione di una 'banca
centrale globale' - data l'incapacità di FMI e Banca
Mondiale di prevenire la catastrofe finanziaria."
Il dottor William Overholt, senior research fellow
alla Harvard Kennedy School, ex membro del Rand
Institute, ha tenuto un discorso nel Dubai, durante il
quale ha affermato che "Per evitare un'altra crisi
abbiamo bisogno della capacità di gestire la liquidità
globale. Teoricamente lo si potrebbe ottenere mediante
un qualche genere di banca centrale globale, o
attraverso la creazione di una valuta globale, o
attraverso l'accettazione globale di un insieme di norme
(che includano sanzioni) e un meccanismo di composizione
delle dispute." [51]
Guillermo Calvo, professore di
Economia e di Affari Pubblici e Internazionali alla
Columbia University, alla fine di marzo del 2009 ha
scritto un articolo per VOX. Calvo è l'ex capo
economista della Inter-American Development Bank {t}, ed
è attualmente Research Associate al National
Bureau of Economic Research (NBER), nonché presidente
della International Economic Association ed ex
Consigliere Anziano nel Settore Ricerche del FMI.
Egli scrive che "L'accesso al
credito non viene assicurato da normative finanziarie più
rigide. Infatti esse possono essere controproducenti, a
meno che non vengano accompagnate dalla designazione di
un prestatore di ultima istanza {i}[lender of last
resort] (LOLR) che attutisca radicalmente la durezza
della crisi finanziaria, fornendo tempestive linee di
credito. Con quest'obbiettivo in mente, il XX Secolo ha
visto la creazione di banche centrali nazionali o
regionali che si occupavano di sottoinsiemi del mercato
di capitali. Oggi è divenuto evidente che il campo
d'azione delle attuali banche centrali è molto
limitato, e il mondo è privo di un'istituzione che
ricopra questo indispensabile ruolo globale. Il FMI si
sta muovendo in quella direzione, ma è ancora troppo
piccolo e troppo limitato per essere all'altezza del
compito."
Calvo continua dicendo che "la
prima proposta che vorrei avanzare è che la questione
delle regolamentazioni del sistema finanziario vada
discussa di pari passo con quella di un prestatore di
ultima istanza globale." E propone anche che
"le istituzioni finanziarie internazionali devono
al più presto venire dotate di una molto maggiore
potenza di fuoco, perché aiutino le economie emergenti
ad attraversare il periodo di riduzione della leva
finanziaria {deleveraging period} {u}." [52]
Un "Nuovo Ordine
Mondiale" dell'attività bancaria
Nel marzo del 2008, a seguito del
collasso della Bear Stearns, l'agenzia Reuters
diffondeva un rapporto rilasciato dall'organismo di
ricerca CreditSights, che affermava che "Le
compagnie finanziarie si trovano di fronte a un 'nuovo
ordine mondiale'," e che "dopo la JPMorgan
Chase & Co. seguiranno altre fusioni e
acquisizioni." E più giù: "Nella prospettiva
di future fusioni, la CreditSights include tra i
potenziali acquisitori JPMorgan Chase, Wells Fargo, US
Bancorp, Goldman Sachs e la Bank of America." [53]
Nel giugno del 2008, prima di
diventare Segratario al Tesoro nell'amministrazione
Obama, Timothy Geithner, nella veste di capo della New
York Federal Reserve, ha scritto un articolo per il Financial
Times (subito dopo la sua partecipazione alla
conferenza Bilderberg del 2008) in cui dice che
"Banche {centrali} e banche d'investimento, la cui
salute è fondamentale per il sistema finanziario
globale, dovrebbero operare all'interno di una cornice
normativa unificata," e che "la US Federal
Reserve dovrebbe giocare un 'ruolo centrale' in questa
nuova cornice normativa, lavorando a stretto contatto
cogli organismi di controllo sia statunitensi sia
esteri." [54]
Nel novembre del 2008 The National,
importante giornale degli Emirati Arabi Uniti, riferiva
che il Barone David de Rotschild si era unito al Primo
Ministro Gordon Brown nel suo viaggio in Medio Oriente,
sebbene non ufficialmente al suo seguito. Dopo
un'intervista col Barone, leggiamo che "Rotschild
condivide l'opinione di molti sul fatto che ci esista un
nuovo ordine mondiale. Secondo la sua opinione, le
banche ridurranno la leva finanziaria e ci sarà una
nuova forma di governance globale." [55]
Nel febbraio del 2009 il Times
Online riferiva che un "Nuovo ordine mondiale
nell'attività creditizia [è] necessario," e che
"È sempre più evidente che il mondo ha bisogno di
un nuovo sistema bancario, e che questo sistema non
debba avere molto a che spartire con quello che ha
conosciuto un fallimento tanto spettacolare." [56]
Ma naturalmente coloro che stanno disegnando questo
nuovo sistema creditizio erano i paladini di quello
passato. Le soluzioni che verranno applicate saranno
un'estensione del sistema attuale, solo sveltite dalla
necessità creata dalla crisi in corso.
L'Alba di un governo globale
Un recente articolo del Financial
Post {w} afferma che "Il pericolo nell'attuale
situazione è che se il mondo andasse verso una valuta
di riserva sovranazionale {v} creata da esperti, quali
quelli della UN Commissions of Experts diretta dal nobel
Joseph Stiglitz, rinunceremmo alla possibilità di un
ordine monetario spontaneo e di un'armonia finanziaria,
in cambio di un ordine pianificato e centralizzato e
della politicizzazione della moneta. Un tale cambio di
regime metterebbe in pericolo non solo il futuro valore
del denaro ma, cosa ancora più importante, la nostra
libertà e la nostra prosperità." [57]
Inoltre, "Un'inquietante
caratteristica del nuovo ordine mondiale potrebbe
risultare in un allargamento delle disparità
economiche, perché le potenze in ascesa, come Cina,
India e Brasile, guardano alle nazioni che sono più in
giù nella scala come potenziali concorrenti." E
l'autore afferma anche che "Il nuovo ordine
mondiale, in questo modo, non sarà necessariamente
migliore di quello vecchio," e che "Quello che
comunque è certo è che gli affari globali saranno
d'ora in poi molto differenti." [58]
Nell'aprile del 2009 Robert Zoellick,
Presidente della Banca Mondiale, ha affermato che
"Se i leader politici sono seri quando parlano
della creazione di nuove competenze o governance
globali, cominciamo modernizzando il multilateralismo
per potenziare l'OMC, il FMI e la Banca Mondiale, perché
supervisionino le politiche nazionali." [59]
David Rothkopf, studioso al Carnegie
Endowment for International Peace, ex vice
sottosegretario al Commercio per gli Scambi
Internazionali sotto Clinon, ed ex amministratore
delegato della Kissinger and Associates, membro del
Council on Foreign Relations {q}, ha di recente scritto
un libro intitolato Superclass: The Global Power
Elite and the World They are Making {Superclasse:
Le Elite di Potere Globale e il Mondo che Stanno
Costruendo}, una classe di cui egli fa sicuramente
parte. Discutendo del ruolo e dei piani di questa
"superclasse" globale, egli afferma che
"In un mondo di flussi globali e di minacce che non
mostrano il passaporto alle frontiere nazionali, non è
più possibile per un singolo stato-nazione agire da
solo nel conseguire la sua parte del contratto
sociale." [60]
Egli scrive che "perfino le alleanze
e organizzazioni internazionali che ci sono adesso, con
tutte le loro pecche, sarebbero fino a non molto tempo
fa sembrate impossibili, e viene in mente il successo
dell'Unione Europea - o uno stato unitario e democratico
delle dimensioni dell'India. L'evoluzione e la
realizzazione di simili entità, a dispetto delle
probabilità contrarie, indicano l'esistenza non di
pulsioni isolate, ma di una vastissima tendenza verso
quello che Tennyson chiamava 'il Parlamento dell'Uomo' o
'legge universale'." E dice di essere
"ottimista riguardo ai progressi che continueranno
a essere conseguiti," ma sarà difficile, perché
{questi progressi} "minano molte strutture di
potere nazionali e locali e molti concetti che si
radicano profondamente nel sostrato della civiltà
umana, vale a dire la nozione di sovranità." [61]
Inoltre afferma che "Nel contesto
odierno i meccanismi di una governance globale
sono maggiormente a portata di mano," e che questi
meccanismi "offrono spesso elementi di novità
attraverso soluzioni a problemi urgenti che non possono
aspettare che il mondo abbracci una più vasta e
controversa idea come quella di un vero governo
globale." [62]
Nel dicembre del 2008 il Financial
Times ha dato alle stampe un articolo di Gideon
Rachman, in passato frequentatore del Bilderberg, il
quale scrive che "per la prima volta in vita mia
ritengo che la formazione di un qualche genere di
governo mondiale sia plausibile," e che "un
'governo mondiale' implicherebbe molto di più della
cooperazione tra nazioni. Sarebbe un'entità con
caratteristiche simili a quelle di uno stato, sostenuto
da un corpus iuris . L'Unione Europea ha già
istituito un governo continentale per 27 paesi, il che
potrebbe essere preso a modello. L'UE ha una corte
suprema, una valuta, migliaia di leggi, una vasta
burocrazia e la capacità di dispiegare forze
armate."
Rachman si chiede inoltre se il modello
europeo possa essere applicato a livello globale, e
afferma che ci sono tre ragioni per ritenerlo possibile.
Per prima cosa, dice, "è sempre più chiaro che i
problemi più difficili che i governi nazionali si
trovano ad affrontare sono di natura internazionale:
riscaldamento globale, crisi finanziaria globale,
'guerra al terrorismo globale'." Seconda cosa,
"Si può realizzare" come corollario di una
rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni che ha
già "reso il mondo più piccolo." In terzo
luogo, è reso possibile da un "clima [di
risveglio] nell'atmosfera politica," dato che
"La crisi finanziaria e il cambiamento climatico
stanno spingendo i governi verso soluzioni di tipo
globale, perfino per quel che riguarda USA e Cina, che
tradizionalmente sono estremamente gelosi della loro
sovranità nazionale."
Poi cita un consigliere del presidente
francese Nicolas Sarkozy, che ha detto: "
Governance globale è solo un eufemismo per governo
globale," e che il "nocciolo della crisi
finanziaria internazionale è che abbiamo mercati
finanziari globali senza avere uno stato di diritto
globale." Comunque, Rachman afferma che qualsiasi
passo avanti verso un governo globale "sarà un
processo lento e doloroso." Egli poi ci dice che un
problema fondamentale di questi passi avanti può essere
compreso con un esempio concreto riferito alla UE, che
"ha subito una serie di brucianti sconfitte
referendarie, quando progetti di unione ancora più
stretta sono stati sottoposti agli elettori. In generale
l'Unione ha avuto un progresso più rapido quando patti
di vasta portata sono stati concordati tra tecnocrati e
politici - e quindi approvati {dai parlamenti nazionali}
senza un diretto appello agli elettori. Una
governance internazionale tende ad essere efficace solo
quando è antidemocratica . [corsivo mio]"
[63]
Nel novembre del 2008, il National
Intelligence Council (NIC), il "centro per il
pensiero strategico a medio e lungo termine"
statunitense, ha diffuso un rapporto elaborato in
collaborazione con numerosi think tank, ditte
di consulenza, istituzioni accademiche e centinaia di
altri esperti, tra i quali l'Atlantic Council of the
United States, il Wilson Center, la RAND Corporation, la
Brooking Institution, l'American Enterprise Institute,
la Texas A&M University, il Council on Foreign
Relation e la Chatham House di Londra. [64]
Il rapporto, intitolato Global
Trends 2025: A Transformed World { Tendenze
Globali per il 2025: Un Mondo Traasformato }
delinea le tendenze economiche e politiche globali che
il mondo potrebbe conoscere entro il 2025. Per quel che
riguarda la crisi finanziaria, il rapporto afferma che
per risolverla "saranno necessari iniziative a
lungo termine per l'istituzione di un nuovo sistema
internazionale." [65] Suggerisce che, con un
modello cinese di sviluppo sempre più invitante, ci
potrebbe essere "un declino della
democratizzazione" nelle economie emergenti, regimi
autoritari e "democrazie deboli frustrate da anni
di cattivi risultati economici." Inoltre, il
dollaro cesserà di essere la moneta di riserva globale,
data una futura probabile "fuga dal dollaro."
[66]
Il dollaro diventerà "entro il
2025 qualcosa come un primus inter pares
all'interno di un paniere di valute. Questo potrà
verificarsi in uno strappo portato da una crisi, o
gradualmente, con una serie di riequilibri
globali." [67] Il rapporto discute della
costituzione di un nuovo sistema internazionale, dicendo
che "Entro il 2025 gli stati-nazione non saranno più
i soli - e spesso nemmeno i maggiori - attori sulla
scena mondiale, e il 'sistema internazionale' si sarà
adattato per conformarsi alla nuova realtà. Ma questa
trasformazione sarà incompleta e diseguale."
Inoltre, sarebbe "improbabile l'avvento di un
approccio onnicomprensivo e unitario alla governance
globale. Le tendenze in corso suggeriscono che la governance
globale del 2025 sarà un mosaico di iniziative,
spesso sovrapposte, spesso frammentarie e create ad
hoc , fatte di coalizioni mutevoli di singole
nazioni, organizzazioni internazionali, movimenti
sociali, ONG, fondazioni filantropiche e imprese."
Inoltre "La maggior parte dei problemi
transnazionali più impellenti - inclusi il cambiamento
climatico, la regolamentazione del mercato finanziario
globale, i flussi migratori, i failed state
{x}, le organizzazioni criminali eccetera - è
improbabile che vengano risolti dalle iniziative di
singoli stati-nazione. La necessità di una governance
globale efficace crescerà più velocemente della
capacità di risposta delle istituzioni attualmente
esistenti." [68]
Il rapporto discute anche di
regionalismo, dicendo che "Una maggiore
integrazione in Asia, se avvenisse, potrebbe riempire il
vuoto lasciato da un ordine mondiale indebolito nella
sua impostazione multilaterale, ma potrebbe
ulteriormente indebolire tale ordine. Nei postumi della
crisi finanziaria asiatica del 1997, una notevole serie
di iniziative pan-asiatiche - la più significativa
delle quali fu l'ASEAN+3 - ha cominciato a mettere
radici. Anche se in pochi se la sentirebbero di indicare
l'Asia come controparte dell'UE entro il 2025, se però
prendiamo il 1997 come punto di partenza, nell'ultimo
decennio l'Asia si è evoluta molto più rapidamente di
quanto l'integrazione europea abbia fatto nei suoi primi
decenni." E inoltre "un'evoluzione nei
prossimi 15 anni verso un paniere di monete asiatiche -
se non una valuta unica asiatica in veste di terza
moneta di riserva - è più di una possibilità
teorica."
Il rapporto dice anche che "Un
regionalismo asiatico avrebbe implicazioni globali,
innescando o rinforzando la tendenza verso la formazione
di tre insiemi commerciali e finanziari che potrebbero
diventare dei quasi-blocchi (Nord America, Europa e Asia
Orientale)." Tali blocchi "avrebbero un peso
nella possibilità di elaborare futuri accordi globali
della OMC, e i gruppi regionali potrebbero competere
nello stabilire standard transregionali per la
Tecnologia dell'Informazione, le biotecnologie, le
nanotecnologie, le leggi per la proprietà intellettuale
e altri prodotti da 'new economy'." [69]
Di grande importanza è il tema della
democratizzazione, in cui Rachmann ripete le
argomentazioni svolte a favore di un governo mondiale,
dicendo che "l'avanzamento {della
democratizzazione} potrebbe probabilmente rallentare e
la globalizzazione potrebbe sottoporre le nazioni di
recente democrazia a crescenti pressioni sociali ed
economiche che potrebbero minare le istituzioni
liberali." Questo soprattutto perché "la
miglior prestazione economica di molti governi
autoritari potrebbe seminare dubbi riguardo la
democrazia come miglior forma di governo. Gli studi che
abbiamo consultato indicano che molti cittadini
dell'Asia Orientale pongono l'accento più su una buona
gestione dell'economia, includendo un miglioramento dei
livelli di vita, che sulla democrazia." Inoltre
"perfino in molte democrazie di vecchia data, i
sondaggi mostrano una crescente frustrazione riguardo
l'operare dei governi democratici, e il dubbio, diffuso
tra le élite, sulla capacità dei governi democratici
di prendere le decisioni forti necessarie per affrontare
con rapidità ed efficacia il numero sempre crescente di
sfide transnazionali." [70]
Conclusione
In definitiva, ciò che tutto questo
implica è che il futuro dell'economia politica è fatto
di passi sempre più rapidi verso un sistema globale di governance,
ovvero di governo mondiale, con una banca centrale
mondiale e una valuta globale, e che,
contemporaneamente, questi sviluppi avverranno a fronte
o a seguito di un declino della democrazia in tutto il
mondo, con un conseguente incremento della gestione
autoritaria del potere politico. Ciò di cui siamo
testimoni è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale,
consistente in una struttura autoritaria di governo
globale.
Difatti, il concetto stesso di valuta
globale e di banca centrale globale, è autoritario di
per se, dato che sottrae anche gli ultimi residui di
controllo e di possibilità di chiedere conto dalle mani
dei popoli del mondo, donandoli a un piccolo e sempre più
interconnesso gruppo di élite internazionali.
Come ha spiegato Carroll Quigley nel
suo monumentale Tragedy and Hope, "[I]
poteri del capitalismo finanziario avevano un ulteriore,
ambizioso obbiettivo, niente di meno che la creazione di
un sistema mondiale di controllo finanziario in mani
private, capace di dominare il sistema politico di ogni
singolo paese e l'economia del mondo nel suo insieme.
Questo sistema avrebbe dovuto essere controllato, in
maniera feudale, dall'azione concertata di tutte le
banche centrali, mediante accordi segreti stipulati in
frequenti incontri e conferenze chiuse al pubblico. Al
vertice del sistema ci sarebbe stata la Bank for
International Settlements {b} di Basilea, Svizzera, una
banca privata posseduta e controllata dalle banche
centrali mondiali, a loro volta imprese private."
[71]
E in effetti le "soluzioni"
che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria
globale beneficiano più coloro che questa crisi l'hanno
provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le
maggiori conseguenze: una classe media in via di
dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i
poveri del mondo. Le soluzioni proposte per questa crisi
costituiscono l'espressione e la concretizzazione dello
scopo ultimo, generazionale, dell'élite globale, e di
conseguenza rappresentano la meno favorevole delle
condizioni per la vasta maggioranza dei popoli del
pianeta.
È imperativo che i popoli del mondo
si oppongano con tutta la loro forza contro queste
"soluzioni", per dare inizio a una nuova era
di ordine mondiale, quella di un Ordine Mondiale dei
Popoli, le cui soluzioni risiedano in governance
ed economie locali, cosicché la gente possa avere un
ruolo maggiore nel determinare il futuro e la struttura
della loro politica ed economia, e quindi della loro
società. Disponendo di questa alternativa di economie
politiche locali, insieme a una mai vista prima
democratizzazione globale delle comunicazioni tra
popolazioni tramite internet, abbiamo sotto mano i mezzi
e la possibilità di dare vita alle più diversificate
manifestazioni di cultura e società che l'umanità
abbia mai sperimentato.
La risposta risiede nella
riappropriazione, da parte dell'individuo, del potere e
del destino dell'umanità, e dal rifiuto di delegare
quel potere e quel destino a una autorità globale a cui
avrebbero accesso solo pochi eletti. Riappropriarsi di
potere e destino umani significa riconoscere il dono
della mente umana, che ha la capacità di speculare
oltre l'orizzonte materiale, come quello che riguarda
cibo e rifugio dalle intemperie, e di inoltrarsi nel
territorio delle idee. Ogni individuo possiede, dentro
di sé, la capacità di esaminare criticamente se stesso
e la propria esistenza; è venuto il momento di
utilizzare questa capacità allo scopo di riappropriarsi
delle idee e delle domande su potere e destino umani:
Perché siamo qui? Dove stiamo andando? Dove dovremmo
andare? Come possiamo arrivarci?
Presunte risposte a queste domande ci
vengono offerte da una esigua élite globale che teme le
conseguenze di quello che potrebbe succedere se i popoli
del mondo cominciassero a cercare quelle risposte da se
stessi. Io quelle risposte non le conosco, ma so di
sicuro che esse si trovano nella mente e nello spirito
umani, che hanno vinto e continueranno a vincere le più
grandi sfide che l'umanità abbia dovuto affrontare, e
che vinceranno, non c'è dubbio, anche contro il Nuovo
Ordine Mondiale.
Andrew Marshall
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13070
6.04.2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di
DOMENICO D'AMICO
Note
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Telegraph: April 3, 2009: http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pr
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[2] Robert Winnett, Financial Crisis:
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17/Financial-Crisis-Gordon-Brown-calls-for-new-Bretton-Woods.html
[3] Gordon Brown, Out of the Ashes.
The Washington Post: October 17, 2008: http://
www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2008/10/16/AR2008101603179.htm
[4] Gordon Rayner, Global financial
crisis: does the world need a new banking 'policeman'?
The Telegraph: October 8, 2008: http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcri
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[5] Benn Steil, The End of National
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[6] Jonathan Tirone, ECB's Nowotny Sees
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[10] John Irish, GCC Agrees on
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[18] AFX News Limited, East Asia
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[19] Lin Li, ASEAN discusses financial,
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[21] Heather Milkiewicz and Paul R.
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[22] John Gahamanyi, Rwanda: African
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[23] Eric Ombok, African Union,
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[24] Ministry of Foreign Affairs,
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[25] Herbert Grubel, The Case for the
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[26] Herbert Grubel, The Case for the
Amero. The Fraser Institute: September 1, 1999: Page 17:
http://www.fras
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[27] Thomas Courchene and Richard
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[28] Thomas Courchene and Richard
Harris, From Fixing to Monetary Union: Options
for North American Currency Integration. C.D. Howe
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[29] Barrie McKenna, Dodge Says Single
Currency ‘Possible’. The Globe and Mail: May 21,
2007
[30] Consider a Continental Currency,
Jarislowsky Says. The Globe and Mail: November 23: 2007:
http://www.theglobeandmail.com/servlet/story/LAC.20071123.RDOLLAR23/TPStory/?query
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[31] CNN, CNN Larry King Live.
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[32] Herbert Grubel, Fix the Loonie.
The Financial Post: January 18, 2008:
http://www.nationalpost.com/opinion/story.html?id=245165
[33] Todd Harrison, How realistic is a
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http://www.marketwatch.com/news/story/Do-we-need-a-North/story.aspx?guid=
{D10536AF-F929-4AF9-AD10-250B4057A907
}
[34] Get ready for the phoenix. The
Economist: Vol. 306: January 9, 1988: pages 9-10
[35] IMF, IMF Survey. Volume 27, No.
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http://www.imf.org/external/pubs/ft/survey/pdf/051198.pdf
[36] Judy Shelton, Hearing on Exchange
Rate Stability in International Finance. Testimony of
Judy Shelton Before the United States House of
Representatives Committee on Banking and Financial
Services: May 21, 1999: http://financialservices.house.gov/banking/52199she.htm
[37] ECB, The euro and the dollar -
new imperatives for policy co-ordination. Speeches and
Interviews: September 18, 2000: