Verso la moneta unica globale e il governo mondiale

Un altro
interessantissimo articolo che gli amici di
Comedonchisciotte mi hanno chiesto di tradurre.
L'excursus è lungo e dettagliato, ma offre una panoplia
di dati decisamente utile. E vorremmo anche condividere
l'ottimismo che l'autore manifesta alla fine, ma...
Domenico D'Amico (doppiocieco.splinder.com/)
Introduzione
A seguito della riunione del G20
tenutasi nel 2009, sono stati annunciati piani per
rendere possibile la creazione di una nuova moneta
globale che rimpiazzi il dollaro statunitense come
valuta di riserva mondiale. Il punto 19 del comunicato
diffuso dal G20 al termine del summit dichiarava:
"Abbiamo concordato di appoggiare uno stanziamento
generale di SDR che inietteranno 250 miliardi di dollari
(170 miliardi di sterline) nell'economia mondiale e
incrementeranno la liquidità globale". Gli SDR, o Special
Drawing Rights {Diritti Speciali di Prelievo}, sono
"una moneta cartacea artificiale emessa dal Fondo
Monetario Internazionale," Come riporta il Telegraph,
"i leader del G20 hanno attivato il potere che il
FMI ha di creare moneta, per iniziare una 'decongestione
quantitativa' globale. Facendo così, hanno introdotto de
facto una valuta mondiale. Che è al di fuori del
controllo di qualsiasi stato sovrano. I teorici delle
cospirazioni ne andranno matti." [1]{a}
L'articolo continua, affermando che
"adesso c'è una valuta mondiale in attesa {di
essere emessa ufficialmente}. A suo tempo gli SDR
diventeranno probabilmente un parchweggio per le riserve
estere delle banche centrali, con alla testa la Banca
Popolare Cinese. (...) La creazione di un Financial
Stability Board sembra il primo passo verso un organismo
di controllo finanziario globale," o, in altre
parole, una banca centrale globale.
È importante dare un'occhiata più da
vicino alle "soluzioni" che vengono proposte e
messe in opera nel corso della presente crisi
finanziaria globale. Non si tratta di iniziative
inedite, dato che hanno fatto parte dei piani dell'élite
globale da lungo tempo. Tuttavia, nel mezzo della crisi
in corso, questa élite ha velocizzato il suo progetto
di creazione di un Nuovo Ordine Mondiale finanziario. È
importante esaminare le radici di queste
"soluzioni" (proposte e imposte), e degli
effetti che avranno sul Sistema Monetario Internazionale
(IMS) e sulla politica economica globale nel loro
insieme.
Una nuova Bretton Woods
Nell'ottobre del 2008 Gordon Brown,
Primo Ministro del regno Unito, disse che "ci
occorre una nuova Bretton Woods - che costruisca una
nuova architettura finanziaria internazionale per gli
anni a venire." E continuò dicendo che "ora
dobbiamo riformare il sistema finanziario
internazionale, attorno a principi concordati di
trasparenza, integrità, responsabilità, buon governo e
cooperazione transnazionale." Un articolo sul Telegraph
riferiva che Gordon Brown avrebbe voluto "vedere un
FMI che diventa una 'banca centrale globale' che
controlli da vicino l'economia internazionale e il
sistema finanziario." [2]
Il 17 ottobre 2008 il Primo Ministro
Gordon Brown scrisse un commento per il Washington
Post in cui scriveva: "Questa settimana i
leader europei si sono riuniti per proporre i principi
guida che riteniamo debbano fare da fondamenta per una
nuova Bretton Woods: trasparenza, serietà creditizia,
responsabilità, integrità e governance globale.
Concordiamo sul fatto che si debbano prendere decisioni
urgenti per mettere in opera questi principi, al fine di
debellare la politica dei prestiti irresponsabile, e
spesso nascosta, che è alla radice dei nostri problemi.
Per far questo, abbiamo bisogno di una supervisione
transnazionale delle istituzioni finanziarie, standard
globali condivisi per contabilità e regolamenti;
un approccio più responsabile alla remunerazione dei
dirigenti, che ricompensi il duro lavoro, l'iniziativa e
l'intraprendenza ma non il rischio irresponsabile; e il rinnovamento
delle nostre istituzioni internazionali perché
diventino degli efficienti campanelli d'allarme per
l'economia mondiale. [corsivi miei]"[3]
Ai primi di ottobre del 2008 si poteva
leggere che "mentre i rappresentanti delle banche
centrali di tutto il mondo si riuniscono questa
settimana a Washington DC per una conferenza con il FMI
e la Banca Mondiale per discutere della crisi, il
maggiore quesito sul tappeto è se sia arrivato il
momento di nominare un 'poliziotto' economico globale
che impedisca il ripetersi di un crac come questo del
2008. (...) qualsiasi organizzazione dotata del potere
di mantenere l'ordine nell'economia globale dovrebbe
includere rappresentanti dei maggiori paesi - una specie
di Nazioni Unite della regolamentazione economica."
Un ex governatore della Bank of England suggerisce che
"la risposta potrebbe già essere davanti ai nostri
occhi, nelle vesti della Bank for International
Settlements (BIS) {Banca dei Regolamenti Internazionali
(b)}," tuttavia "il problema è la sua
mancanza di mezzi. Il FMI tende ad esprimere i suoi
moniti riguardo i problemi economici in termini
diplomatici, ma la BIS è più indipendente e in una
posizione migliore per affrontarli, purché le venga
attribuito il potere per farlo." [4]
L'avvento delle valute
regionali
Il primo gennaio del 1999 l'Unione
Europea ha adottato l'Euro come propria valuta
regionale. Negli ultimi anni l'Euro ha assunto sempre più
importanza. Tuttavia non è l'unica valuta regionale al
mondo. Ci sono manovre e auspici per altre monete
regionali un po' dappertutto.
Nel 2007 Foreign Affairs,
rivista del Council on Foreign Relations, riportava un
articolo intitolato The End of National Currency
{La fine delle valute nazionali}, che iniziava
discutendo della volatilità dei mercati valutari
internazionali, e del fatto che fossero state ipotizzate
pochissime soluzioni 'reali' per affrontare le
ricorrenti crisi valutarie. L'autore poneva questa
domanda: "Il recupero della sovranità perduta da
parte dei singoli governi metterà fine alla instabilità
finanziaria?" E risponde affermando che
"questa è una diagnosi sbagliata e
pericolosa," e che "la strada giusta non
consiste nel ritorno a un mitico passato di sovranità
monetaria, coi governi che controllano i tassi di cambio
e di interesse a livello locale, in beata ignoranza di
quello che succede nel resto del mondo. I governi si
devono sbarazzare della pericolosa idea che lo status di
nazione richieda che siano essi a emettere e controllare
la moneta in uso nel loro territorio. Valute nazionali e
mercati globali semplicemente non possono integrarsi;
messi insieme generano una mistura di crisi valutarie e
tensioni geopolitiche, e creano pretesti per dannosi
protezionismi. In vista di una globalizzazione stabile,
i singoli paesi dovrebbero abbandonare il nazionalismo
monetario e abolire le valute superflue {unwanted},
origine di molta dell'attuale instabilità."
L'autore spiega che "il
nazionalismo monetario è semplicemente incompatibile
con la globalizzazione. Lo è sempre stato, anche se la
cosa è divenuta evidente solo dagli anni 70, quando
tutti i governi del mondo resero le loro valute
intrinsecamente prive di valore." L'autore afferma
che "dato che lo sviluppo economico al di fuori
della globalizzazione non è più possibile, i singoli
paesi dovrebbero abbandonare il nazionalismo monetario.
I governi dovrebbero rimpiazzare le valute nazionali col
dollaro o con l'euro oppure, nel caso dell'Asia,
collaborare alla creazione di una nuova valuta
multinazionale all'interno di un'area altrettanto vasta
ed economicamente diversificata." Essenzialmente,
secondo l'autore dell'articolo, la soluzione consiste
nelle valute regionali. [5]
Nell'ottobre del 2008 "il membro
del consiglio della Banca Centrale Europea Ewald Nowotny
ha detto che tra Asia, Europa e Stati Uniti si sta
sviluppando un sistema 'tripolare' di valuta globale, e
di essere scettico sul recupero di centralità da parte
del dollaro." [6]
L'Unione delle Nazioni
Sudamericane
L'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR)
{c} è stata istituita il 23 maggio 2008, con future
sedi in Ecuador (sede centrale), Bolivia (Parlamento
Sudamericano) e Venezuela (Banca del Sud). Come riferiva
la BBC, "I leader di dodici nazioni sudamericane
hanno costituito un'entità regionale finalizzato
all'incremento dell'integrazione politica ed economica
della regione," e che "i membri dell'UNASUR
sono Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia,
Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e
Venezuela." [7]
La settimana successiva all'annuncio,
veniva riferito che "lunedì il presidente
brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha detto che le
nazioni sudamericane perseguiranno l'adozione di una
valuta comune come elemento dello sforzo di integrazione
ragionale successivo alla creazione dell'Unione delle
Nazioni Sudamericane. (...) Stiamo operando affinché,
in futuro, abbiamo una banca centrale e una valuta in
comune." [8]
Il Gulf Cooperation Council e
una valuta regionale
Nel 2005 il Gulf Cooperation Council (GCC),
un blocco regionale per il commercio tra Bahrain,
Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi
Uniti (UAE), enunciava l'obbiettivo di creare una
singola valuta in comune entro il 2010. Si riferiva che
"Un GCC efficiente ed economicamente unito è
chiaramente un affare molto più attraente delle singole
economie separate, specialmente considerando gli
ostacoli al commercio presenti nella regione. È per
questo che le relazioni commerciali all'interno della
regione sono state ultimamente al centro
dell'attenzione. (...) Il naturale proseguimento di
questa tendenza a una sempre maggiore integrazione è
l'introduzione di una moneta comune che faciliti
ulteriormente i commerci tra i singoli paesi." E si
affermava che "le banche centrali della regione si
sono accordate nel perseguire un'unione monetaria con
norme simili a quelle europee." [9]
Nel giugno del 2008 veniva riferito
che "le banche centrali del Golfo si sono accordati
per la creazione, l'anno prossimo, del nucleo di una
banca centrale unica, facendo un grande passo avanti
verso un'unione monetaria, ma sottolineando che una
nuova valuta comune non sarebbe entrata in circolazione
prima della data concordata del 2010." [10] Nel
2002 si annunciò che "Gli stati del Golfo si
stanno consultando con la Banca Centrale Europea, in
vista di un loro programma di unione monetaria."
Nel febbraio del 2008, l'Oman ha dichiarato che non
avrebbe partecipato a quest'unione monetaria. Nel
novembre del 2008 l''annuncio fu che "la bozza
finale dell'unione monetaria dichiara che la banca
centrale del Golfo sarà indipendente dai governi dei
singoli stati membri." [11]
Nel marzo del 2009 leggiamo che
"il GCC non dovrebbe avere fretta nell'adottare una
moneta comune, dato che gli stati membri devono ancora
elaborare la struttura di una banca centrale regionale,
secondo Muhammad Al Jasser, governatore della Banca
Centrale dell'Arabia Saudita," che affermava anche
che "all'Europa sono occorsi 45 anni per istituire
la moneta unica. È meglio non avere fretta." Nel
2008, in piena crisi finanziaria globale, per
l'iniziativa del GCC sono sorti nuovi problemi, dato che
"L'anno scorso la pressione subita dai membri del
GCC perché abbandonassero il cambio fisso {currency peg},
data un'inflazione che superava il 10% in cinque paesi
su sei. Tutti gli stati membri, eccetto il Kuwait,
praticano una politica di cambio fisso col dollaro, e
tendono a seguire la Federal Reserve statunitense quando
si tratta di stabilire i tassi d'interesse." [12]
Un'Unione Monetaria Asiatica
Nel 1997 la Brooklyn Institution,
autorevole think tank americano, discuteva la
possibilità di un'unione monetaria dell'Estremo
Oriente, affermando che "la questione, per il XXI
Secolo, è se si formeranno altri blocchi monetari in
Asia Orientale (o, se è per questo, nell'Emisfero
Occidentale). Con il dollaro, lo yen e l'euro che
fluttuano in competizione tra loro, altre piccole
economie aperte saranno tentate di unirsi a uno di
essi." In ogni caso "queste associazioni
saranno possibili solo se accompagnate da cambiamenti
radicali nell'organizzazione istituzionale, simili a
quelli contemplati dall'Unione Europea. L'aumento di
mobilità del capitale e della democratizzazione
politica renderanno estremamente difficile la fissazione
unilaterale dei tassi di cambio. Stabilire i tassi di
cambio implicherà una cooperazione internazionale, e
una fattiva cooperazione internazionale richiederà
misure simili a un'unificazione monetaria." [13]
Nel 2001 un articolo di Asia Times
Online trattava del discorso tenuto dall'economista
Robert A. Mundell alla Chulalongkorn University di
Bangkok, nel quale aveva affermato che "[l]'Asean
più tre" (i dieci membri dell'Associazione dei
Paesi del Sudest Asiatico più Cina, Giappone e Corea)
"dovrebbe guardare all'Unione Europea come modello
per una più stretta integrazione delle politiche
monetarie e commerciali, e alla fine per l'integrazione
valutaria." [14]
Il 6 maggio 2005 il sito dell'ASEAN
annunciava che "la Cina, il Giappone, la Corea e i
dieci membri dell'ASEAN si sono accordati per
un'espansione della loro rete di scambi valutari verso
quello che potrebbe diventare in pratica un Fondo
Monetario Asiatico," e che " i rappresentanti
finanziari delle tredici nazioni, incontratisi
collateralmente alla conferenza annuale della Asian
Development Bank (ADB), sembrano determinati a
trasformare i loro diversi accordi bilaterali in una
qualche specie di accordo multilaterale, sebbene nessuno
di loro parlerebbe direttamente di un Fondo Monetario
Asiatico." [15]
Nell'agosto del 2005 la San Francisco
Federal Reserve Bank pubblicò un rapporto sulle
prospettive di un'unione monetaria dell'Asia orientale
{Cina, Corea, Giappone}, affermando che l'Asia orientale
possedeva i requisiti per aderire a un'unione monetaria,
ma che tuttavia, in confronto alla situazione europea,
"la conclusione è che la stipula di qualsiasi
accordo monetario, incluso quello riguardante una valuta
comune, in Asia orientale sarebbe molto più
ardua." Inoltre "In Europa l'unione monetaria
si è potuta conseguire in primo luogo perché essa era
parte di un più ampio processo di integrazione
politica," ma "in Asia orientale non vi è
alcun manifesto desiderio di integrazione politica, in
parte a causa delle grandi differenze tra i sistemi
politici, le culture e la storia condivisa dei vari
paesi dell'area. Per via delle loro vicende storiche
individuali, i paesi dell'Asia orientale rimangono
piuttosto gelosi della loro sovranità."
Un altro grosso problema indicato
dalla San Francisco Fed è che "i governi dell'Asia
orientale nutrono maggiore sospettosità nei riguardi
delle istituzioni sovranazionali dotate di grande
potere," e perciò "in Asia orientale le
preoccupazioni riguardo la sovranità hanno reso i
governi riluttanti a delegare poteri significativi a
organismi sovranazionali, almeno finora." Il
rapporto continua spiegando che, in contrasto coi passi
effettuati in Europa per la creazione di un'unione
monetaria, "nessun trattato commerciale allargato
è stato stipulato tra i maggiori paesi della regione,
Giappone, Corea, Taiwan e Cina." Un ulteriore
problema è che "l'Asia orientale non sembra
possedere un naturale candidato come valuta interna di
riferimento per ottenere un accordo cooperativo sui
tassi di cambio. Quasi tutte le nuove valute di successo
sono nate a ridosso di valute preesistenti, costruendo
la fiducia sulla propria convertibilità e quindi unendo
il vecchio al nuovo."
Il rapporto conclude che "la
stabilizzazione del tasso di cambio e l'integrazione
monetaria non sembrano probabili, a breve scadenza.
Nonostante questo, l'Asia orientale si sta integrando
attraverso il commercio, anche senza insistere su
accordi formali di liberalizzazione," e che
"ci sono prove di una crescente cooperazione
finanziaria nella regione, inclusa l'elaborazione di
accordi regionali per la fornitura di liquidità durante
le crisi, tramite foreign exchange swap
bilaterali {d}, discussioni su una sorveglianza
economica regionale, e lo sviluppo di un mercato
azionario altrettanto regionale." Alla fine
"l'Asia orientale potrebbe seguire lo stesso
sentiero {dell'Europa}, all'inizio con accordi non
troppo rigidi che stabilizzino le valute, seguiti poi da
accordi più vincolanti, per finire con l'adozione di
una moneta di riferimento - e magari, ancora più in là,
ci sarà un dollaro dell'Asia orientale." [16]
Nel 2007 leggiamo che "L'Asia
potrebbe aver bisogno di istituire un suo proprio fondo
monetario per affrontare le future crisi finanziarie,
simili a quella che ha coinvolto la regione dieci anni
fa," e che "una maggiore integrazione
finanziaria dell'Asia è l'antidoto migliore contro le
future crisi finanziarie." [17]
Nel settembre del 2007 la rivista Forbes
riferisce che "Un'unione monetaria dell'Asia
orientale, col Giappone come nucleo di riferimento, è
fattibile, ma la regione manca della volontà politica
di realizzarla, questo secondo l'Asian Development Bank."
Pradumna Rana, un economista dell'Asian Development Bank
(ADB) ha deto che "sembra realizzabile
l'istituzione di un'unione monetaria nell'Asia orientale
- in particolare tra Indonesia, Giappone, Corea (del
Sud), Malaysia, Filippine, Singapore e Thailandia,"
e che "Il potenziale economico per l'integrazione
monetaria in Asia è forte, malgrado le basi politiche
di un simile accordo non siano ancora state poste."
Inoltre "un'autentica integrazione a livello
commerciale rafforzerà la tesi a favore di un'unione
monetaria asiatica, in modo simile a quanto avvenuto in
Europa con l'integrazione dell'economia reale," e
in ultima analisi "il percorso verso un'unione
monetaria asiatica potrebbe procedere su più binari e a
più velocità, mentre sul versante commerciale
l'obbiettivo resterebbe un'area asiatica di libero
scambio e priva di barriere.." [18] Nell'aprile del
2008 avviene che "i vice governatori delle banche
dell'ASEAN e i corrispettivi vice ministri delle finanze
si sono riuniti nella città vietnamita di Da Nang, per
discutere dell'integrazione e cooperazione finanziaria e
monetaria nella regione."[19]
Un'Unione Monetaria Africana
Attualmente l'Africa vede diverse
iniziative di unione monetaria, insieme ad alcune unioni
effettivamente operanti nel continente. Una di queste è
il “monetary union project of the Economic
Community of West African States (ECOWAS) {Progetto di
unione monetaria della comunità economica degli stati
dell'Africa Occidentale}”, che è un "gruppo
regionale di 15 paesi dell'Africa Occidentale." Tra
i suoi membri ci sono stati che già fanno parte di
un'unione monetaria regionale già esistente, la West
African Economic and Monetary Union (WAEMU). L'ECOWAS
raggruppa Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea,
Guinea Bissau, Mali Niger, Senegal, Sierra Leone, Togo,
Capo Verde, Liberia, Ghana, Gambia e Nigeria. [20]
L'Unione Africana è stata fondata nel
2002, ed è un'organizzazione intergovernativa che
include 53 stati africani. Nel 2003 la Brookings
Institution diffuse un documento sull'integrazione
economica africana. Gli autori iniziavano sostenendo che
"L'Africa, come altre regioni del mondo, sta
puntando alla creazione di una valuta comune. Ci sono già
progetti per unioni monetarie regionali, e una
trattativa sulle partecipazioni a una futura banca
centrale africana sta per avere inizio." Inoltre
"Una valuta comune era anche uno degli obbiettivi
dell'Organizzazione per l'Unità Africana e della
Comunità Economica Africana, le antenate dell'Unione
Africana. (...) Il Trattato di Abuja del 1991, che
istituiva la Comunità Economica Africana, prefigura sei
fasi per il raggiungimento di una valuta comune africana
che si sarebbero dovuti completare all'incirca entro il
2028. Nelle prime fasi sarebbero state rafforzate
l'integrazione e la cooperazione regionale, e questo
avrebbe incluso la creazione di unioni monetarie
regionali. La fase finale implica la fondazione della
Banca Centrale Africana (ACB), l'adozione di una moneta
unica africana, e la creazione di un'Unione Economica e
Monetaria Africana.”
Il documento afferma inoltre che la
Banca Centrale Africana (ACB) "non vedrebbe la luce
prima del 2020, [ma] è probabile che gli accordi per la
sua localizzazione cominceranno presto," e comunque
"esistono piani per la creazione di diverse unioni
monetarie regionali, che presumibilmente costituiranno
le basi per le future banca centrale e valuta comune
africane." [21]
Nell'agosto del 2008 "I
governatori delle banche centrali africane si sono
riuniti nell'Hotel Serena di Kigali per discutere della
creazione di tre istituzioni finanziarie all'interno
dell'Unione Africana (AU)," a cui dovrebbe seguire
"una risoluzione dell'AU per l'istituzione di un
Fondo Monetario Africano (AMF), una Banca Centrale
Africana (ACB) e una Banca di Investimenti Africana (AIB)."
I governatori "hanno concordato che l'ACB, una
volta fondata, dovrebbe gestire in autonomia la moneta
unica e l'autorità economica del continente." [22]
Il 2 marzo 2009 viene riferito che
"L'Unione Africana sottoscriverà questo mese una
dichiarazione d'intenti insieme alla Nigeria, in ordine
alla creazione di una banca centrale continentale,"
e che "L'istituzione avrà sede nella capitale
della Nigeria, Abuja, ha detto ai giornalisti Maxwell
Mkwezalamba, commissario per gli affari economici
dell'Unione Africana." Inoltre "Come ulteriore
passo verso la creazione della banca, l'istituzione
panafricana creerà entro i prossimi tre anni un
Istituto Monetario Africano, ha affermato {Mkwezalamba}
a un incontro con economisti africani tenutosi in città,"
e ha detto anche "Abbiamo un accordo per operare
insieme all'Associazione dei Governatori delle Banche
Centrali Africane nel creare un comitato tecnico
congiunto che ci aiuti nella ricerca di una strategia
comune." [23]
Il sito web del Ministero per gli
Affari Esteri keniano riferiva che "Il commissario
per gli affari economici dell'Unione Africana Dottor
Maxwell Mkwezalamba ha manifestato il suo ottimismo
sull'adozione di una moneta comune africana," e che
i temi principali discussi durante la riunione in Kenya
della Commissione AU erano intitolati "Verso la
creazione di una moneta unica africana; Analisi della
creazione di una moneta unica africana; Quale approccio
adottare per accelerare la creazione di una moneta unica
continentale." [24]
Un'Unione Monetaria del Nord
America e l'Amero

Nel gennaio del 2008 scrissi un
articolo che documentava i passi che si stavano facendo
verso la creazione di una moneta unica nordamericana, da
chiamare probabilmente Amero. [Vedi: Andrew G. Marshall,
North-American Monetary Integration: Here Comes the
Amero. Global Research: January 20, 2008] Riassumerò
qui brevemente le informazioni contenute nell'articolo.
Nel 1999 il Fraser Institute, un
importante e assai influente think tank
canadese, pubblicò un rapporto scritto da Herbert
Grubel, professore di Economia ed ex parlamentare,
rapporto che si intitolava The Case for the Amero:
The Economics and Politics of a North American
Monetary Union {In Favore dell'Amero:
l'Economia e la Politica di un'Unione Monetaria
Nordamericana}. Grubel scriveva che "Il
progetto per la creazione di una Unione Monetaria
Nordamericana presentato in questo studio è designato
per includere Canada, Stati Uniti e Messico," e che
"Una Banca Centrale Nordamericana, così come la
Banca Centrale Europea, avrà la responsabilità
istituzionale solo della stabilità dei prezzi, non
della piena occupazione." [25] A suo modo di vedere
"la sovranità non è un valore assoluto {is not
infinitely valuable}. "L'opportunità di rinunciare
a taluni aspetti della sovranità dovrebbe essere
valutata rispetto ai vantaggi ottenuti con un simile
sacrificio," e inoltre "È importante rilevare
che il Canada ha in pratica rinunciato alla propria
sovranità economica in diversi settori, il più
importante dei quali riguarda l'Organizzazione Mondiale
del Commercio (ex GATT), il North American Free Trade
Agreement, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca
Mondiale." [26]
Sempre nel 1999 il C.D. Howe Institute,
un altro dei maggiori think tank canadesi,
diffuse un documento intitolato From Fixing to
Monetary Union: Options for North American Currency
Integration {Dal Fixing (e) all'Unione
Monetaria: le Opzioni per un'Integrazione Monetaria del
Nord America}, in cui si leggeva che "La
maniera più semplice di affrontare l'idea di una NAMU [North
American Monetary Union] è di vederla come
l'equivalente nordamericano dell'Unione Monetaria
Europea (EMU), e, per estensione, dell'euro." [27]
Più giù sostiene che " è chiaro che una NAMU
implicherebbe la fine della sovranità monetaria del
Canada. È ancora più ovvio che implicherebbe
l'abbandono di un tasso di inflazione made-in-Canada,
a favore di uno degli USA o della NAMU." [28] {f}
Nel maggio del 2007 David Dodge,
allora governatore della Central Bank of Canada,
affermava che "il Nord America potrebbe un giorno
abbracciare una moneta unica in stile euro," e che
alcuni dei suoi fautori hanno soprannominato questa
moneta unica nordamericana 'amero'." Rispondendo a
una domanda, diceva che "una moneta unica è 'possibile'."
[29]
Nel novembre del 2007 uno dei
miliardari più affluenti del Canada, Stephen
Jarislowsky, tra l'altro membro della direzione del C.D.
Howe Institute, riferiva a una commissione parlamentare
che "Il Canada dovrebbe rimpiazzare il suo dollaro
con una valuta nordamericana, oppure agganciarlo a
quello statunitense, per evitare le oscillazioni dei
tassi di cambio che ha subito ultimamente," e che
"Credo che dovremmo cominciare a considerare
seriamente un modello di valuta continentale proprio
come in Europa." [30]
All'ex Presidente messicano Vicente
Fox, che nel 2007 partecipava al programma tv Larry
King Live, venne posta una domanda riguardo
l'eventualità di una moneta comune per l'America
Latina, a cui rispose dicendo: "È una cosa lunga,
molto lunga. Quello che io e il Presidente Bush abbiamo
proposto è l'ALCA, che è un'unione commerciale per
tutte le Americhe. E tutto procedeva alla grande finché
arrivò Hugo Chavez. Lui ha deciso di isolarsi. Ha
deciso di combattere e distruggere quest'idea."
Quindi Larry King domandò: "Sarà una specie di
euro-dollaro, quindi?" Al che Fox rispose: "Be'
alla lunga, molto alla lunga. Credo che per avviare il
processo il primo passo sia un accordo commerciale. E
ancora più in là, una visione nuova, come stiamo
cercando di fare con il NAFTA." [31] {g}
Nel gennaio del 2008 Herbert Grubel,
l'inventore del termine "amero" per il
documento del Fraser Institute, scrisse un articolo per
il Financial Post, nel quale raccomandava di
agganciare il dollaro canadese a quello statunitense con
un tasso di cambio fisso, ma che questo era
problematico, visto che così la US Federal Reserve
avrebbe avuto il controllo dei tassi di interesse
canadesi. Proseguiva perciò dicendo che "esiste
una soluzione a questa carenza di affidabilità. In
Europa la si è trovata nella creazione dell'euro e la
fine formale della capacità delle singole banche
centrali di stabilire i tassi di interesse. L'analoga
creazione dell'amero non sarebbe possibile senza
l'improbabile cooperazione degli Stati Uniti. Questo
conduce alla soluzione del problema di affidabilità
tramite l'adozione unilaterale {da parte del Canada} di
un aggancio valutario {del dollaro canadese su quello
statunitense}, il quale assicurerebbe che i deficit
della bilancia dei pagamenti portino automaticamente a
una modifica della liquidità e tassi di interesse
canadesi, questo fino all'eliminazione dello squilibrio,
e tutto senza alcuna iniziativa da parte della Bank of
Canada o influenza della politica. Sarebbe desiderabile
adottare l'aggancio valutario insieme a un Nuovo Dollaro
Canadese, valutato alla pari col dollaro statunitense.
Con una competitività a lungo termine assicurata da un
aggancio a un dollaro USA valutato 90 centesimi."
[32] {h}
Nel gennaio del 2009 Market Watch,
una pubblicazione online del Wall Street Journal,
discuteva della possibilità di una iperinflazione del
dollaro statunitense, e affermava di seguito, riguardo
la prospettiva dell'amero, "a prima vista, per
quanto difficile da immaginare, si intuisce che la cosa
abbia un senso. La capacità di coniugare le risorse
naturali del Canada, l'ingegnosa creatività americana e
la mano d'opera a basso prezzo del Messico,
permetterebbe al Nord America di competere meglio a
livello globale." L'autore continua dicendo che
"se la futura politica sarà quella di creare più
debito, invece di lasciare che risparmio e investimenti
[savings and obligations} si riequilibrino, dobbiamo
fortemente considerare l'eventualità di uno shock
sistemico. Potremmo aver bisogno di far guadagnare
spazio a una valuta a due livelli, se il dollaro dovesse
decadere sensibilmente dai livelli attuali," e che
"Se si manifestasse una simile dinamica - e non ho
elementi per affermarlo - l'equilibrio globale dei
poteri si frammenterebbe in quattro regioni principali:
Nord America, Europa, Asia e Medio Oriente. All'interno
di un simile quadro le conseguenze si manifesterebbero
attraverso agitazioni sociali e conflitti geopolitici."
[33] ---CONTINUA...
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13070
6.04.2009