| Morissette,
Alanis
Glen
Ballard
è
un
quarantenne
rampante:
tastierista,
arrangiatore,
compositore,
ha
lavorato
con
gente
del
calibro
di
Quincy
Jones,
Aretha
Franklin
e
Barbra
Streisand,
ha
scritto
Man
in
the
Mirror
per
Michael
Jackson
e
ha
messo
mano
a
dischi
che
nel
complesso
sfiorano
i
cento
milioni
di
copie
vendute.
I
due
si
annusano
e
istantaneamente
si
capiscono,
provano
a
strimpellare
qualcosa
insieme
e
nel
giro
di
quindici
minuti
hanno
già
composto
una
canzone.
L’intuito
le
dice
che
stavolta
ci
siamo,
cosi
Alanis
porta
le
sue
cose
a
Los
Angeles
e
in
una
sorta
di
trance
scrive
con
Glen
i
brani
di
quello
che
sarà
Jagged
Little
Pill.
Il
nastro
finisce
sulla
scrivania
di
un
executive
della
Maverick
e
Welch
organizza
un
mini
concerto
nello
studio
di
Ballard:
dopo
soltanto
mezz’ora
di
performance
Alanis
appartiene
all’etichetta
discografica
di
Madonna.
D’ora
in
poi
tutto
si
muove
alla
velocità
della
luce:
il
singolo
You
Oughta
Know
non
è
ancora
stato
inviato
alle
radio
che
è
già
un
hit,
grazie
a
un’emittente
californiana
che
l’ha
pescato
nella
compilation
di
una
rivista
specializzata.
Quattro
mesi
dopo
la
sua
pubblicazione,
Jagged
Little
Pill
conquista
la
vetta
delle
classifiche
americane,
un
mese
più
tardi
sfonda
il
tetto
dei
quattro
milioni
di
copie
vendute
(che
presto
diventeranno
oltre
trenta
nel
mondo)
e
nel
febbraio
successivo
incassa
quattro
Grammy.
Alanis,
che
improvvisamente
si
ritrova
ospite
al
Saturday
Night
Live
e
campeggia
sulle
copertine
di
mezzo
mondo,
non
si
scompone
più
di
tanto,
intraprende
un’infernale
attività
live
e
il
1°
giugno
1996
festeggia
il
suo
ventiduesimo
compleanno
su
un
palco
davanti
a
ventimila
fan
in
delirio.

Ma
cosa
accade
quando
una
Cenerentola
di
quell’età
si
trova
catapultata
in
cima
alla
piramide,
di
colpo
miliardaria
come
Paperone
e
corteggiata
come
una
principessa?
Il
primo
istinto
probabilmente
è
quello
della
fuga
e
Alanis
non
fa
eccezione:
mentre
tutto
il
mondo
esercita
su
di
lei
pressioni
inaudite
per
un
nuovo
disco,
nuovi
concerti,
nuove
apparizioni
o
anche
solo
nuove
dichiarazioni
da
mettere
in
un
articolo,
lei
acquista
un
biglietto
aereo
per
l’India
e
stacca
la
spina.
Quando
ritorna,
è
consapevole
di
non
dover
nulla
a
nessuno
e
con
Supposed
Former
Infatuation
Junkie
dà
libero
sfogo
ai
suoi
pensieri,
ai
suoi
sogni,
forse
alle
sue
illusioni.
Qualcuno
lo
considera
un
disco
logorroico
e
ingenuo,
eppure
un
singolo
come
Thank
U
sa
essere
persuasivo
anche
per
le
orecchie
dei
più
esigenti.
Insomma,
Alanis
ha
retto
il
colpo.
Quei
trenta
milioni
di
copie
che
hanno
stracciato
ogni
record
sembrano
un
ricordo
già
sbiadito,
ma
il
suo
successo
è
ancora
tutto
lì,
intatto
e
immacolato.
Il
ruolo
di
Dio
(addirittura!)
nel
film
Dogma
di
Kevin
Smith,
l’avventura
teatrale
nella
controversa
pièce
The
Vagina
Monologues
di
Eve
Ensler,
un
live
unplugged
registrato
per
l’emittente
MTV,
poi
ancora
in
studio
per
un
nuovo
disco,
forse
la
prima
vera
prova
del
nove,
il
primo
test
realmente
attendibile
dopo
il
mostruoso
successo
di
Jagged
Little
Pill.
Ma
anche
stavolta
senza
fretta,
visto
che
sulla
carta
d’identità
gli
anni
sono
ancora
pochi
e
c’è
tutta
una
vita
davanti.
Un’hippy
per
il
duemila
Alanis
scrive
testi
forti,
a
volte
imbarazzanti,
comunque
capaci
di
farsi
largo
in
un
immaginario
sempre
più
conformista
e
privo
di
fantasia.
Non
contenta,
li
interpreta
con
una
foga
vulcanica
e
una
voce
che
assomiglia
a
un
diagramma
impazzito.
Si
descrive
come
una
sorta
di
hippy
fuori
tempo
massimo,
sospesa
fra
questi
anni
ingarbugliati
e
certe
illusioni
un
po’
naïve
da
1966,
dice
di
essere
stata
folgorata
dalle
liriche
confessionali
della
prima
Tori
Amos,
ha
ascoltato
Kate
Bush
ma
soprattutto
non
può
evitare
di
amare
Joni
Mitchell,
madre
putativa
di
tutte
le
songwriter
odierne.
Da
adolescente
gravitava
nella
zona
grigia
del
pop
rischiando
di
assomigliare
a
starlette
brufolose
come
Debbie
Gibson
o
Tiffany,
ma
già
ammirava
Madonna
e
Millie
Jackson
per
quel
loro
modo
così
irriverente
e
sfacciato
di
essere
femmine
in
un
gioco
prevalentemente
maschile.
Un
singolare
disegno
del
destino
l’ha
portata
proprio
alla
corte
di
Veronica
Ciccone.
Le
sue
canzoni
contengono
testi
espliciti
e
profondi,
la
sua
voce
trasmette
le
pulsazioni
di
un’età
verde
ma
non
più
ingenua.
La
superstar
meno
prevedibile
degli
anni
novanta
è
una
volitiva
ragazza
canadese
che
ha
bruciato
molte
tappe.
Figlia
di
una
coppia
di
insegnanti
di
Ottawa
(lui
canadese
francofono,
lei
ungherese),
Nadine
è
una
bimba
prodigio.
A
nove
anni
già
scrive
le
prime
canzoni,
a
dieci
debutta
in
televisione
e
a
dodici
incontra
il
primo
uomo
importante
della
sua
vita:
è
Stephan
Klovan,
un
impresario
locale
che
sta
organizzando
un
festival
estivo
ed
è
in
cerca
di
un’attrazione
da
lanciare.
Su
insistenza
dei
genitori
Klovan
accetta
di
provinarla,
e
Nadine
lo
folgora
cantandogli
una
sua
canzone
intitolata
Find
the
Right
Man,
trova
l’uomo
giusto
–
decisamente
una
roba
da
grandi.
E
forse
un
tantino
preveggente.
Dopo
il
felice
debutto
sul
palco
del
Major’s
Hill
Park,
Klovan
decide
di
farle
da
chioccia:
in
pochi
mesi
Nadine
diventa
una
presenza
fissa
in
tutti
gli
eventi
di
Ottawa
e
provincia,
intona
l’inno
nazionale
canadese
ai
campionati
mondiali
di
pattinaggio
su
ghiaccio
e
presto
si
mette
al
lavoro
con
Leslie
Howe,
oscura
metà
del
duo
pop
One
To
One.
Nadine-Alanis,
Klovan
e
Howe
insomma
fanno
squadra:
un
pugno
di
canzoni
e
un
ambizioso
videoclip
girato
a
Parigi
rompendo
il
salvadanaio
bastano
a
portarli
nell’ufficio
di
John
Alexande
della
MCA
canadese,
che
ci
crede,
offre
un
contratto
e
nell’aprile
1991
pubblica
Alanis.
La
ragazza
intanto
ha
mollato
i
New
York
Fries,
la
cover
band
con
cui
girava
i
pub
di
Ottawa,
va
ancora
a
scuola
e
di
colpo
diventa
una
celebrità:
il
suo
album
vende
più
di
duecentomila
copie
e
ottiene
il
doppio
platino,
mentre
i
giurati
dei
prestigiosi
Junos
(i
Grammy
canadesi)
la
incoronano
“miglior
promessa
vocale
femminile”.
Quando
un
anno
più
tardi
esce
Now
Is
the
Time,
Alanis
s’immagina
che
la
parte
più
dura
sia
già
alle
spalle,
e
invece
l’album
vende
ma
non
decolla
e
le
tanto
sospirate
ambizioni
internazionali
si
riducono
al
lumicino.
Il
secondo
uomo
di
questa
storia
si
chiama
Scott
Welch
ed
entra
in
scena
adesso:
è
un
produttore
noto
per
aver
trasformato
una
semplice
cheerleader
dei
Los
Angeles
Lakers
nella
pop
star
Paula
Abdul.
È
alla
sua
porta
che
all’inizio
del
1993
bussa
un
Alexander
ormai
ossessionato
dall’ambizione
di
penetrare
il
mercato
statunitense.
Ascoltati
i
suoi
dischi
e
incontratala
personalmente,
Welch
resta
subito
colpito
da
Alanis
ma
le
consiglia
di
ricominciare
da
zero.
Poco
male,
la
ragazza
stringe
i
denti
e
accetta
il
tuffo
in
mare
aperto:
si
trasferisce
a
Toronto,
poi
a
Nashville,
prova
a
lavorare
con
almeno
cento
diversi
compositori
ma
non
vede
spiragli
e
la
sua
carriera
sembra
finita
su
un
binario
morto.
Solo
alla
fine,
come
accade
nei
film,
l’uomo
del
destino
si
materializza.
Discografia:
-
Alanis
(MCA
1990)
-
Now
Is
the
Time
(MCA
1992)
-
Jagged
Little
Pill
(MAVERICK
1995)
-
Supposed
Former
Infatuation
Junkie
(MAVERICK
1998)
-
MTV
Unplugged
(MAVERICK
1999)
-
Under
Rug
Swept
(MAVERICK
2002)
-
Feast
on
Scraps
(MAVERICK
2002)
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