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È molto più facile essere un eroe che un galantuomo.
Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini,
si dev'esser sempre.
(Luigi Pirandello) |
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Il baco mentale
di Massimo Mazzucco

Il baco mentale è una persona che si nutre dei pensieri altrui. Non lo fa con cattiveria. Semplicemente, non avendo pensieri propri, deve aspettare che sia qualcun altro a parlare, prima di attivare i suoi meccanismi di elaborazione mentale. Se nessuno parla, lui rimane lì, immobile e rilassato, a godersi i raggi del sole. E’ capace di restare in quella posizione anche per un giorno intero, se nelle vicinanze non si sente nulla che assomigli ad una serie di parole. Se invece tu dici, ad esempio, “convincere Giovanni che sta sbagliando è come cercare di convincere Hitler che era pazzo”, lui sente quello che hai detto, si scuote, e lentamente entra in azione.
Il corpicino sottile si avvicina cauto alla tua frase, mentre le antennine sulla testa si allungano, e cominciano ad annusare, una per una, tutte le parole che hai pronunciato. Dopo un pò il baco ritira le antennine, rimugina per un paio di minuti, e poi con vocina educata ti dice: “Hai paragonato Giovanni a Hitler. Scusa, ma a me questo non sembra giusto”. Tu sorridi, perchè pensi che abbia capito male, e gli spieghi: “Guarda che io non ho paragonato Giovanni ad Hitler. Ho detto che Giovanni sta al suo errore come Hitler sta alla sua pazzia, nel senso che nessuno dei due se ne rende conto”.
Il baco serafico ti ascolta, rimugina per un pò, e poi risponde: “A parte che bisogna vederlo, se Hitler era pazzo davvero, o se invece questa pazzia se la sono inventata gli altri, perchè tornava comodo a tutti”. No, non illuderti, il baco non è diventato di colpo intelligente. Quella è una frase che ha sentito altrove, e che ora ricicla come se fosse sua, ma non sa assolutamente cosa significhi. “Ma cosa c’entra?” dici tu. “Siccome tutti pensano che Hitler fosse pazzo, ho usato quello come esempio. Nel senso che se uno è pazzo non può vedere quello che vedono tutti, e cioè che lui è pazzo.” “Di questo passo” ti risponde il baco “si potrebbe affermare che siccome tu sei intelligente, dovresti accorgertene da solo”.
Il baco infatti, nonostante i suoi limiti, ha delle serie ambizioni intellettuali. “Beh, non è proprio la stessa cosa” dici tu, sempre sorridendo, ma un pò meno di prima. “Se vuoi fare il parallelo esatto, dovresti dire: siccome io sono intelligente, non ho problemi a capirlo quando me lo fanno notare”. “Certo, solo che nessuno perde tempo a dire ad una persona che è intelligente, perchè lo sa già da sola. Sei tu che hai sbagliato il parallelo”.
A questo punto ti accorgi che la voglia di sorridere ti sta passando molto in fretta, perchè hai capito di avere a che fare con un presuntuoso attaccabrighe. Sei però di animo generoso, e decidi di ignorare il suo attacco, perchè in fondo ti premeva di spiegargli la questione di Giovanni. “Senti, lasciamo perdere le analogie, e torniamo a Giovanni. Ti stavo dicendo che è impossibile fargli capire che sbaglia, perchè parte dal presupposto sbagliato, che gli impedisce di accorgersene.”
Il baco rimane lungamente assente, come se avesse dovuto compiere una elaborazione mentale molto più complessa del solito. L’attesa diventa così lunga, che a un certo punto ti viene il dubbio che sia morto. Se però lo osservi bene, ti accorgi che le punte delle antennine, che in questo momento sono ritirate, tremolano febbrili. E’ vivo, sta solo pensando. Dopo un pò infatti si rianima, e con la solita vocina educata dice: “Vedo che hai aggirato la mia obiezione. Se non sei in grado di argomentare, non serve a nulla nascondersi cambiando discorso”.
“Guarda che veramente il discorso iniziale era proprio quello! Non stavamo parlando di Giovanni?”
“Per me il discorso su Giovanni è già concluso. Sei tu che sostieni che stia sbagliando, ma per me non è affatto così.”
“Va bene, allora se è concluso è inutile che stiamo qui a perdere tempo, no?”
“Infatti, eri tu che mi volevi convincere a tutti i costi che stesse sbagliando. Ora per fortuna ti sei ravveduto, e mi hai dato ragione.”
“Eh no, porco…”
Ti fermi appena in tempo, perchè hai capito che su quella strada hai solo da rimetterci. Cambi tono, ti calmi, e prosegui: “Ascoltami bene: io non ho mai detto che tu abbia ragione. Ho detto solo che se tu sei già convinto che lui non sbagli, è inutile stare qui a discuterne. Non è la stessa cosa, ti sembra?”
Appena hai finito di parlare ti accorgi di aver commesso un errore gravissimo: hai pronunciato una frase troppo complicata, che mescola due concetti diversi. Il baco infatti con le antennine esamina con attenzione un gruppo di parole, poi passa a quello sucessivo, poi torna ansimando sulle parole iniziali, poi va a vedere la domanda che c’è in fondo, poi torna nuovamente al centro della frase, annusando ancora. E’ chiaro che il suo sistema sta lavorando al limite. Finalmente arriva la sua replica: “A me sembra solo che tu meni il can per l’aia, quando non sei in grado di argomentare qualche cosa”.
Se non avevi mai conosciuto il termine “vampata di odio”, ora sai cosa vuol dire. Ti contieni a malapena, ma i pensieri sono ormai confusi, e il rosso che stai vedendo non è quello della tappezzeria. “Comunque non preoccuparti” aggiunge serafico il baco. “A me non interessa aver ragione per forza. Ora scusami ma si è fatto tardi. Casomai riprendiamo domani.” Sei talmente basito, che non riesci più nemmeno a reagire. Mentre il baco si allontana sculettando, con un filo di voce gli dici: “Non c’è niente da riprendere, lasciamo pure stare. Tanto, non era importante….”
“Come vuoi. Alla prossima allora” replica il baco, salutandoti con una delle antennine. “Ciao, ci sentiamo…”
“Ciao Giovanni, alla prossima”.
Massimo Mazzucco
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